Afghanistan e Iraq: l’incubo americano delle “small wars”

marzo 10, 2010

Dalle “major wars” alle “small wars”

Con la fine della guerra fredda e l’instaurarsi di un clima di cooperazione nella comunitĂ  internazionale, pare allontanarsi, dal “tragitto” della storia, la possibilitĂ  di guerre convenzionali fra grandi potenze. Tuttavia, nell’ultimo decennio, sembrano, almeno per alcune nazioni e, in particolare per gli Usa, tornare alla ribalta incubi passati, mai “sopiti”, che costringeranno la potenza americana ad una cambio della strategia militare e, si auspica, ad un drastico mutamento della politica estera, agevolato, anche, dalla nuova presidenza Obama. Si tratta delle “small wars” e l’Afghanistan e l’Iraq rappresentano, dopo il 2001, il teatro di queste “sempreverdi” forme di conflitto.

Caratteri distintivi

Le “small wars” (letteralmente “piccole guerre”) sono molto diverse dai conflitti tradizionali e convenzionali: la sfida avviene fra forze armate regolari e un nemico irregolare (non disciplinato e organizzato), spesso gruppi terroristici, guerriglieri o insorti. Solitamente nelle “small wars” vi è una netta differenza, sostanziale, fra le risorse economiche militari dei due contendenti, come nel caso, ad esempio, della guerra americana in Afghanistan. Inoltre, come nello stesso Iraq, le forze irregolari rifiutano di combattere frontalmente, ed in maniera convenzionale, contro l’esercito nemico, preferendo una strategia militare volta al logoramento dell’avversario. Quindi vengono a mancare, nei caratteri distintivi delle “piccole guerre”, il fronte, trincee stabili e linee fisse: il nemico può essere dappertutto e, in molti scenari attuali, anche confondersi con la popolazione civile.

La posta in gioco

Diversa è la posta in gioco dei contendenti: mentre per gli Usa vi è un impegno, comunque importante, in una guerra lontana che non tocca gli interessi vitali della potenza americana, dall’altra parte, sia in Afghanistan che in Iraq, si ha un impegno volto alla sopravvivenza di gruppi terroristici e guerriglieri per la “difesa” del proprio territorio. Questa differenza si tramuta in una diversa “determinazione” e volontĂ  delle forze in campo.

Guerre “infinite”?

Le asimmetrie dei conflitti in Iraq e Afghanistan hanno messo in luce i problemi tattici e strategici della potenza americana nelle aree di conflitto. La superioritĂ  militare e tecnologica degli Usa non ha garantito la vittoria tanto sperata: il susseguirsi di attentati terroristici contro le popolazioni locali e/o contro gli eserciti regolari, l’assenza di controllo effettivo sul territorio e l’impossibilitĂ  di una soluzione politica rischiano di riportare gli Stati Uniti d’America all’incubo del Vietnam. Se, infatti, da un lato, l’obiettivo principale degli Usa è la vittoria completa ad ogni costo, per i gruppi terroristici la vittoria coincide col non essere sconfitti e si ottiene, comunque, mantenendo un certo grado di invulnerabilitĂ . Assisteremo, quindi, alla vittoria di Davide contro Golia? O gli Usa sapranno trasformare la propria strategia militare e linea politica? L’ultima parola ad Obama.

Emanuele Ameruso

One Response to Afghanistan e Iraq: l’incubo americano delle “small wars”

  1. Francesca on marzo 12, 2010 at 6:28 am

    Molto interessante questo articolo, e mette proprio in luce le scelte a volte sbagliate da un punto di vista strategico degli Usa, e non dimentichiamo che tutto è nato si come lotta al terrorismo, ma soprattutto e principalmente come strategia fondamentale per mettersi in risalto come potenza economica..i primi accordi sugli attacchi fra Usa e Gran Bretagna si improntavano proprio su questo..la “guerra giusta”…da un punto di vista politico e poi sociale.

Lascia un Commento

Indirizzo eail che non verrĂ  pubblicatao. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Connect with Facebook

*



Pagine

Collabora

    Vuoi collaborare con noi scrivendo articoli e partecipando alle nostre discussioni? Scrivici: info@servizisegreti.com