Due detenuti cinesi dell’etnia uigura lasciano il discusso carcere statunitense alla volta della Confederazione elvetica.
BERNA, 24 MARZO
La decisione dell’Amministrazione Obama di chiudere il carcere di Guantanamo ha spinto diversi stati, in particolare europei, ad accogliere, nel proprio territorio, i detenuti.
Così, stamattina, dopo l’annuncio del febbraio scorso, a Delemont, nel Cantone della Giura, nel nord-est del paese, sono arrivati, accolti dalle autorità locali, due presunti terroristi cinesi, di etnia uigura, un’etnia turcofona di minoranza islamica. La decisione era stata presa dalla Confederazione con il beneplacito degli Stati Uniti d’America, dopo ben otto anni di detenzione nella prigione americana sull’isola di Cuba.
A tale scelta era seguita la reazione delle autorità cinesi. Secondo il governo cinese, infatti, i due fratelli farebbero parte del Movimento Islamico del Turkestan orientale e, da ex detenuti, dovrebbero far ritorno in patria. La replica della Svizzera non si è fatta attendere:” i due detenuti beneficiano di un permesso umanitario” e, ad oggi, “sono persone libere né accusati né, tanto meno, condannati dalle autorità americane”.
Il Presidente del governo Giurassiano, Charles Guillard, ha inoltre rassicurato che i due fratelli, Bahtiar e Arkin Mahnut, <<si sono impegnati a rispettare l’ordinamento giuridico svizzero e ad imparare la lingua parlata nel luogo di soggiorno>>. Per garantire la massima tranquillità e sicurezza degli “ospiti”, lo stesso Presidente ha dichiarato che non verranno rese note altre informazioni dettagliate sulla vicenda, compreso il luogo di residenza degli ex prigionieri. Per favorire la loro integrazione, i due cinesi verranno anche aiutati da un’associazione locale che si occupa di offrire servizi specifici agli immigrati.
A gennaio era stato estradato in Svizzera, sempre dalla prigione di Guantanamo, un altro detenuto, di origine uzbeka. Ora si trova nel Cantone Ginevra perfettamente integrato nel contesto svizzero, come confermano le stesse autorità elvetiche. Le pressioni della Cina, quindi, non hanno distolto la Svizzera dal suo importante ruolo neutrale, universalmente riconosciuto, nella promozione e concretizzazione dei diritti universali.


Commenti recenti