Genocidio armeni: le minacce del premier turco

marzo 17, 2010

Dichiarazioni shock di Erdogan: “potrei dire a quei 100 mila (armeni) di ritornare nel loro paese”

ANKARA, 17 MARZO. E’ un duro colpo per il processo di normalizzazione nei rapporti fra Armenia e Turchia. Le dichiarazioni del premier turco, rilasciate ieri alla Bbc, non lasciano speranze: il processo di pace fra i due stati è a rischio. Nella frase incriminata, che sta alimentando l’ira e le preoccupazioni dei governi di mezzo mondo, Erdogan minaccia la deportazione di migliaia di armeni: <<Attualmente sono 170 mila gli armeni che vivono nel nostro Paese – ha esordito il premier- solo 70 mila sono cittadini turchi, ma noi tolleriamo gli altri 100 mila. Se necessario, dovrei poter dire a quei 100 mila di tornare nel loro paese, perchĂ© non sono miei cittadini>>.

Una provocazione forte in linea con la decisione di ritirare , nei giorni scorsi, i propri ambasciatori in Usa e Svezia dopo che il Parlamento svedese e la commissione Esteri del Congresso statunitense, avevano approvato due risoluzioni, non vincolanti, sul riconoscimento del genocidio degli armeni del 1915. La ritorsione diplomatica di Ankara era arrivata puntuale ma nessuno si aspettava che la tensione salisse così velocemente.

Lo scorso ottobre fu firmato un protocollo per stabilire relazioni diplomatiche e aprire la frontiera fra Turchia ed Armenia. Tuttavia, i rispettivi parlamenti nazionali non approvarono gli accordi di pace e le recenti dichiarazioni di Erdogan rappresentano, purtroppo, un’ulteriore e concreta minaccia alla stabilizzazione delle relazioni bilaterali fra i due contendenti.

La questione dei massacri compiuti dai turchi ai danni degli armeni nel 1915 difficilmente troverĂ  una soluzione. Se, da una parte le testimonianze storiche e i maggiori studiosi del mondo tendono a confermare il genocidio di oltre un milione e mezzo di cittadini armeni, dall’altra i turchi ,da sempre, contestano le cifre, considerate esagerate, e negano che lo sterminio sia stato premeditato, confermando l’uccisione, anche, di migliaia di turchi. Ad oggi, molti stati hanno riconosciuto il genocidio: Argentina, Belgio, Canada, Cile, Cipro, Grecia, Lituania, Libano, Paesi bassi, Polonia, Russia, Slovacchia, Svizzera, Uruguay, Venezuela e la stessa Italia. La Francia si è spinta oltre approvando una legge che considera reato la “negazione” del genocidio armeno.

La vicenda rischia di influenzare la decisione sull’ingresso della Turchia nell’Unione Europea. Inoltre, la crescente tensione, non facilita i rapporti nella calda regione.

La Storia, in alcuni casi, può essere oggetto di interpretazione: ma il massacro degli armeni, riconosciuto dalla quasi totalità della comunità internazionale, non può (e non deve) essere oggetto di una disputa politica. Anche se doloroso, non sarebbe meglio, per i turchi, fare i conti, definitivamente, con il proprio passato?

Emanuele Ameruso

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