I resti più antichi dell’Homo abilis provengono dalle regioni intorno al lago Kenia in Africa. Risalgono a circa due milioni, o forse più, di anni fa.
Caratteristica dell’abilis è l’utilizzo di strumenti (pietre e altro) anche se non vi sono ancora tracce della loro modifica. La postura era su quattro zampe.
Alcuni studiosi ritengono che l’evoluzione dell’Homo abilis è rappresentata dall’Homo erectus (da un milione a 100 mila anni fa), caratterizzato da una postura completamente eretta, un notevole grandezza cranica e, soprattutto, dallo sviluppo di una primordiale tecnologia.
Gli strumenti dell’ erectus non sono costituiti soltanto da ciò che la natura fornisce ma sono lavorati, modificati e adattati alle necessità.
I resti archeologici, comprendenti principalmente tracce di accampamenti, confermano che l’erectus possedeva il controllo del fuoco. Questa maggior conoscenza tecnologica e quindi la capacità di adattarsi a diversi ambienti è forse ciò che permise all’erectus di migrare, colonizzando tutte le parti del mondo in collegamento diretto con l’Africa: l’Europa e l’Asia.
Si è proprio sicuri che l’Homo Erectus si sia evoluto dall’Homo Abilis ?
Nell’ipotesi di una compresenza temporale tra le due specie, come avrebbe potuto la specie ritenuta inferiore resistere e coesistere con l’altra più evoluta ?
Probabilmente molto, molto tempo prima della ‘Serenissima’…
H-A (Homo abilis) da un po’ di tempo osservava con maggiore attenzione il territorio in cui il suo gruppo aveva trovato dimora da qualche luna.
Erano stati costretti a migrare dalla loro grotta posta ai margini della savana, poiché l’attacco improvviso ed ennesimo di una tigre dai denti a sciabola aveva condotto nella terra dell’ovest il padre anziano e l’ultimo nato; i più deboli. Ormai scoperto il luogo, un altro predatore si sarebbe avvicinato sempre più spesso fino a completare l’opera.
La grande caverna, inoltre, comodo riparo per la notte, era stata causa di violenti attacchi da parte di altri gruppi più forti e numerosi, desiderosi di occupare il luogo. L’area, in cui da piccoli si rincorrevano e in cui avevano fatto le successive esperienze di vita, non era più affidabile.
Spesso si dileguavano nell’erba alta per poi rincontrarsi non appena cessato il pericolo, col timore costante di non rivedere qualcuno dei loro compagni o delle loro donne.
Avevano cercato di comprendere il comportamento dei predatori: le loro abitudini, le loro tecniche di caccia, le loro tracce e, soprattutto, il modo per sfuggire ai loro attacchi, ben conoscendo il divario enorme di forza esistente.
Nel corso delle stagioni, avevano imparato ad usare arnesi pietre e rami robusti per rompere i semi duri degli alberi, tagliare la carne delle piccole prede e … far valere le proprie ragioni nei confronti dei nemici; anch’essi abili e pronti a contendere le poche ma fondamentali risorse presenti.
H-A non era soddisfatto della condizione, per quanto attento e sagace applicatore degli insegnamenti trasmessigli dalle esperienze degli altri membri anziani del gruppo, riteneva che si dovesse fare qualcosa per uscire dalla condizione di pura sopravvivenza.
Non gli interessava diventare un capo, non ambiva a recuperare un ruolo di prevalenza, voleva semplicemente comprender meglio l’ambiente in cui si impegnava a vivere, riducendo il fattore rischio e migliorando la sicurezza per sé e il suo gruppo;
era giunto il tempo di guardare avanti.
Per un po’ continuò a girovagare, inoltrandosi nella savana con circospezione; si arrampicò sugli alberi alla ricerca di frutti più per consuetudine che per necessità, avendo cura di non far scoprire la sua presenza.
Poi, nel mentre si avviava per ritornare al campo, ebbe un moto istintivo di rifiuto del ruolo a cui la natura lo aveva destinato, vale a dire procedere su quattro zampe, vivere in condizione di subalternità rispetto ai predatori, contrastare i suoi simili e continuare l’esistenza ciclica della vita e della morte sottomesso agli eventi naturali.
Forse sarebbe stato meglio avere il coraggio di fronteggiare la realtà e osservarla a viso aperto!
H-A decise di uscire allo scoperto; tentennò un po’ e poi lentamente si sollevò sulle zampe, oltre la linea della vegetazione.
La savana gli si aprì davanti ondeggiando mossa dal vento. Un nugolo di odori e di nuove sensazioni lo investì.
Il mondo gli apparve diverso e iniziò a conoscerlo.
Vide in lontananza il branco di predatori, i nemici principali, riposare al fresco delle loro tane scavate nella duna sabbiosa sovrastante il margine della pianura, prima della quotidiana e serale ricerca del cibo.
Ebbe contezza del loro numero e della loro posizione. Dall’alto della duna si sarebbe potuto, forse, tentare un attacco a sorpresa, per eliminare o ridurre le loro iniziative.
Avanzò ancora con circospezione allontanandosi nella direzione dove il sole tramonta e riuscì a individuare altri gruppi dei suoi simili.
Alcuni erano composti da pochi individui, altri sembravano più numerosi.
Con i primi si sarebbe potuto stabilire un contatto, trovare degli interessi comuni, ovvero un alleanza, per contrastare più efficacemente i gruppi più forti.
Continuò nella sua ricognizione tenendosi sempre più in alto sulle sue zampe e individuò un luogo diverso, più ricco di vegetazione e di alimenti spontanei, ancora più vicino all’acqua rispetto a quello scelto dal suo gruppo e adiacente ad alcune alture, da dove poter osservare meglio e, in caso di necessità, stabilire una difesa del tutto naturale.
Poi ancora vide un fuoco, quello che succede all’erba e agli alberi quando la notte si illumina con fragore. Con gran sorpresa, osservò che vi si muovevano intorno quelli che i suoi padri definivano gli ‘alti’, cioè creature simili a lui ma in grado di comandare le forze della natura e di sollevarsi al cielo.
Anche H-A si era sollevato al cielo, si sentiva forte e sicuro e in grado di competere e poter comunicare col nuovo popolo.
Avrebbe trovato il modo per ottenere da essi il segreto del fuoco.
Ormai era tardi, il sole stava per abbandonare la terra, era tempo di tornare al più presto nel suo gruppo.
Questa volta non portava con sé prede o altro nutrimento, bensì informazioni nuove, utili e necessarie che avrebbero concesso delle possibilità in più ai suoi simili nella lotta costante della sopravvivenza.
Era iniziata l’alba di un nuovo giorno…
Forse è andata così. La teoria dell’evoluzione dell’uomo conosciuta fino ad oggi, secondo cui l’ ‘homo erectus’ si e’ evoluto a partire dall’ ‘homo abilis‘ non è corretta, in quanto l’analisi di fossili di ominidi trovati a poca distanza l’uno dall’altro, ad est del lago Turkana in Kenya, rivelano che le due specie hanno condiviso lo stesso habitat per almeno 500.000 anni: i due coabitavano.
Ciò fa cadere la teoria evoluzionista a favore del creazionismo, per cui la evoluzione non è dipendente da un filone rapportato alla condizione naturale della vita in termini lineari, ma discende da fattori legati allo sviluppo creativo delle specie, ancora incomprensibile e dai contenuti non relazionabili in base alla logica.
Inoltre, il convincimento che l’Homo Sapiens si sia evoluto a danno di altre specie perché più intelligente e quindi più adattabile alla sopravvivenza, trova altra giustificazione:
-l’uomo è diventato intelligente perché è sopravvissuto e non viceversa.
L’intelligenza viene per ultima, prima vengono molte altre cose, quali la capacità di comprendere i contenuti dell’ambiente vitale e adattare a esso le proprie capacità:
- esperienza continua, istinto intuitivo, elaborazione, assimilazione, comprensione dei dati, previsioni e conoscenza, fino allo sviluppo di quella particolare qualità che si definisce ‘intelligenza’; cioè entrare nelle ‘cose’ e negli eventi per interpretarne al meglio il contenuto e il significato, prevederne l’esito e garantire il futuro della “sopravvivenza”.
In termini odierni, nell’accezione più ampia di nazione civile, sviluppata e democratica significa:
- dignità, organizzazione sociale, presenza e interpretazione impegnata nei ruoli e nelle funzioni rapportati alle proprie e indubbie potenzialità, garanzia di sicurezza totale per la proiezione nel futuro della società rappresentata.
Fulvio Terzi

“L’IO ED IL NOI…”
Ben scritto, ma non mi soffermo “sull’ escursus storico”, bensì, mi allaccio all’ultimo commento di chiusura…” Uni-cuique suum”, ma si dice più comunemente “a ciascuno il suo”.
Tra l’io ed il noi c’è ancora molto da fare e forse è per questo che siamo ciò che gli altri vogliono vedere di noi e non ciò che realmente noi sentiamo di essere…Per questo motivo si dice solitamente che la “massa fa massa”. La Storia non siamo noi ma ciascuno di noi fa storia…Insomma, non è per niente un gioco di parole, bensì, qualcosa che ancora oggi bisogna comprendere e assimilare…
La vera rappresentazione dell’uomo e della società in tutti i secoli ci porta alla consapevolezza, parafrasando Gaber, che “la libertà non è stare sopra un albero… ma partecipazione”. La società dovrebbe essere una parete su cui imprimere le leggi dello stato che delimitano il buon vivere comune dei cittadini nonchè la salvaguardia e la sicurezza di ciascuno dentro la casa comune. Invece, ognuno entra in casa propria e una volta chiusa la porta, gli altri non esistono più. Bisogna ritornare “in strada per contribuire alla costruzione delle vie della città”, strada intesa come luogo di incontro e di informazione reciproca…Questo a mio parere vuol dire andare oltre la sopravvivenza del singolo e agganciarsi alla vita di tutti gli altri e quindi vivere in una società civile che ti tutela e da sicurezza, senza lotte interne fratricide per l’egemonia del proprio orticello…Fare sempre intelligence per non sentirsi isolati ma protetti in casa propria, sul territorio nazionale, nonchè fuori dal Paese…Analizziamo la storia dell’uomo e comprendiamo che l’uomo è stato sempre circondato da insidie, talvolta da parte di animali, spesso da uomini ancor peggio di feroci belve… Conoscerci reciprocamente, talvolta, ci salva dal vicino di casa, chiunque esso sia e da qualsiasi parte provenga…Ciao Homo abilis.
Marco Federico