La Somalia dei pirati (e di al- Qaida)

marzo 11, 2010

La “polveriera†somala

La crisi politica della Somalia, dilaniata da diciassette anni di guerra civile, ha alimentato un fenomeno già diffuso in altre aree a rischio del globo, quello della pirateria. Ben quattordici governi si sono susseguiti, dopo la caduta del dittatore Barre, non riuscendo a ristabilire un ordine nello stato africano, neanche con l’aiuto delle organizzazioni internazionali, le cui missioni si sono rivelate, in fin dei conti, fallimentari. Il Paese sembra diviso in più entità che hanno rivendicato, nel corso dell’ultimo decennio, la piena autonomia: il Puntland nel Corno d’Africa, il Somaliland nel nord mentre, nel sud del Paese, il governo dello Stato africano fronteggia, senza tregua, le coorti islamiche e le sue milizie, gli Shabaab.

Il ruolo di al- Qaida

Il rischio è che, in una situazione così complessa, con l’acutizzarsi delle violenze fra fazioni e contro i civili, assumano un ruolo strategico nell’area gruppi terroristici. Non è un mistero che la stessa al- Qaida è presente nella regione del sud, controllando il lucroso traffico di droga proveniente dall’ Afghanistan e potendo, così, finanziare attentati nell’area.


Molti campi di addestramento sono presenti in Somalia e il ruolo dei terroristi islamici sta crescendo grazie all’intensificarsi di traffici di armi.

Gli attacchi nel Golfo di Aden

Legata ad al-Qaida, secondo la comunità internazionale, è l’attività di pirateria contro petroliere, mercantili e pescherecci che ha il suo teatro principale nel Golfo di Aden, acque di transito di una media di ventimila navi all’anno, circa seicento battenti bandiera italiana. E’ proprio dal Puntland , sulle cui spiagge non c’è nessun controllo delle forze armate nazionali, che partono i raid dei pirati, solitamente ex combattenti dei “signori della guerra “ somali. Gli attacchi alle navi sono triplicati negli ultimi periodi fruttando diverse centinaia di milioni di dollari annui dovuti anche al pagamento dei riscatti per i numerosi membri di equipaggi sequestrati.

Nuove strategie di sicurezza

Dopo il sanguinoso blitz dei Navy Seals nel giorno di Pasqua dello scorso anno, l’attacco all’italiana Buccaneer e le delibere del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, sembra intensificarsi la lotta alla pirateria. Fregate utili per gli inseguimenti, portaelicotteri e anche forze aeree, come i temibili Predator americani, perlustrano tutta l’area del Golfo di Aden mentre alcune unità navali sono state trasformate in “prigioni†galleggianti, per la detenzione “provvisoria†dei pirati. Sono state ampliate, inoltre, le misure di difesa e i sistemi di comunicazione di mercantili e petroliere.

La soluzione politica

Tuttavia, la soluzione all’escalation di violenza non può che essere quella politica: la stabilizzazione dell’area dipende, particolarmente, dalla presenza di un governo stabile in Somalia, che possa esercitare , fino in fondo, la propria sovranità sul territorio, mettendolo in sicurezza, magari anche con l’aiuto degli organismi internazionali. Altrimenti il Corno d’Africa resterà, comunque, una regione “caldaâ€.

Emanuele Ameruso

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