Per molti illustri studiosi è considerato l’ “oro nero†del ventunesimo secolo ed è destinata ad essere la risorsa più contesa, in un futuro ormai prossimo, carico di incertezze. L’acqua, nell’ultimo decennio, ha assunto il ruolo, sempre più rilevante, di bene strategico vitale, in contrapposizione al petrolio, i cui giacimenti e le cui scorte sono in continua diminuzione. Il patrimonio idrico pro capite ha subito una notevole riduzione nello scorso secolo e la tendenza continua a manifestarsi anche nei primi anni del nuovo millennio. La causa di ciò va ricercata nell’inquinamento, nell’aumento, repentino, della popolazione mondiale, nella desertificazione, crescente, in molte aree del pianeta e nelle valutazioni , obiettive, sulle difficoltà di accesso alle sorgenti e sulla stessa qualità , sempre più scadente, dell’acqua.
I “conflitti “ fra Stati
In una situazione così complessa e, peraltro, in continua evoluzione, il controllo dei bacini dei fiumi ha scatenato, e continuerà a farlo allargando, probabilmente, i “confini†del fenomeno, conflitti regionali in diverse zone del pianeta, spesso mascherati da diatribe fra Stati per questioni etniche o di natura economica.
Si pensa che, nel prossimo futuro, l’acqua possa davvero mutare gli equilibri geopolitici su vasta scala, danneggiando seriamente il nuovo, traballante, ordine mondiale, instauratosi dopo la fine della guerra fredda.
Egitto, Sudan ed Etiopia
Il Nilo è motivo di tensioni crescenti fra Egitto, Sudan ed Etiopia. Pur provenendo, per la maggior parte dal Sudan, il suo corso è stato, recentemente, deviato, con l’ausilio di numerose dighe, dalle autorità de Il Cairo, verso il deserto del Sinai, con l’obiettivo, comunque lodevole, del recupero delle regioni desertiche nel nord est del Paese, al confine con Israele e la Giordania. Nell’accordo del 1959, all’Egitto veniva garantito lo sfruttamento delle maggior parte delle risorse idriche ma l’Etiopia, che non partecipò ai negoziati, rivendica il controllo su una parte del Nilo.
Cina, Laos e Vietnam
Altri conflitti si evidenziano nella regione del fiume Mekong, nel sud est asiatico. Cina e Laos, nel tentativo di accaparrarsi i beni idrici dell’importante bacino, hanno costruite numerose dighe idroelettriche, limitando fortemente l’accesso alle acque del Mekong al vicino Vietnam. Risulta, così, notevolmente compromessa la produzione di riso di quest’ultimo stato, deciso più che mai a far valere le proprie ragioni nei vari organismi internazionali.
Turchia, Iraq e Siria
Nella calda regione del Medio Oriente, Turchia, Iraq e Siria si contendono,a suon di dighe e da decenni, il controllo sulle acque nella regione mesopotamica del Tigri e dell’Eufrate. La crescente desertificazione dello Stato con capitale Damasco e la conseguente riduzione delle aree destinate alle coltivazioni, rende l’area, se possibile, ancora più instabile. Nel frattempo, con il Grande Progetto Anatolico e la costruzione della mega diga di Ataturk, Ankara ha estromesso i contendenti dalla maggior parte del corso dell’Eufrate.
Usa e Messico
Tensioni meno forti, comunque preoccupanti, si celano dietro lo scambio di accuse, che dura da diversi decenni, fra gli Usa e il Messico, per il controllo sul Colorado. I primi accusano gli “avversari†di inquinamento eccessivo delle acque del Rio Grande, suo affluente; le autorità messicane accusano gli americani di aver causato una diminuzione drastica del flusso delle acque nel paese centroamericano attraverso la costruzioni di numerose ed imponenti dighe.


Commenti recenti