Lista nera: duro botta e risposta fra Italia e Svizzera

marzo 16, 2010

Il ministro Frattini lancia l’ultimatum. La secca replica elvetica: <<Faccia pressioni sulla Libia>>

BERNA, 16 MARZO. Sembra non trovare soluzione la lunga diatriba fra Svizzera e Libia. Lo scorso mese, le autorità elvetiche avevano inserito centoottantotto libici (fra questi il colonnello Gheddaffi e alcuni suoi familiari) in una lista nera di personalità alle quali fu precluso, di fatto, l’ingresso nel Paese e, automaticamente, in tutti gli stati sottoscrittori del trattato di libera circolazione in Europa.

La risposta del Paese africano fu immediata e portò alla sospensione delle concessioni dei visti per la Libia e alla revoca di quelli già effettivi: da allora moltissimi cittadini dell’area Schengen , e fra questi decine di imprenditori e turisti italiani, sono stati rimpatriati dalle autorità libiche, con numerosi voli dall’aeroporto di Tripoli. Inoltre, alcuni svizzeri, arrestati lo scorso anno per evasione fiscale e immigrazione clandestina, rimasero confinati nell’ambasciata di Tripoli per mesi, alimentando il clima di tensione fra i due stati: uno di loro, Max Goldi, è ancora “prigioniero” in Libia.

Ad oltre un mese dalla creazione della lista nera e dopo vani tentativi di mediazioni delle maggiori istituzioni e organismi europei, il Ministro degli Esteri Frattini, di ritorno da un vertice bilaterale a Tripoli, interviene sulla vicenda, annunciando quello che, per molti esperti internazionali, è un vero e proprio “ultimatum”. <<Se la crisi non sarà risolta da qui al 4 aprile- sostiene il ministro – l’Italia proporrà a tutti gli altri Paesi Schengen di rilasciare i visti alle personalità di Tripoli anche se la Svizzera continuasse ad opporsi>>. Per quella data, infatti, entrerà in vigore il nuovo codice dei visti in seno all’Unione Europea che introduce il principio della “territorialità limitata”: ogni stato potrà, in seguito a tale riforma, concedere dei visti per il proprio territorio che saranno validi anche per tutti gli altri Paesi che aderiranno all’iniziativa. La proposta sarà, probabilmente, presentata il prossimo 22 marzo al Consiglio dei Ministri europei, dal rappresentante italiano e da quello maltese, spagnolo e portoghese. Ad horam, l’escamotage sembra essere l’unica soluzione per aggirare la “black list” svizzera.

Puntuale, nella prima mattinata di oggi, è arrivata la replica, peraltro dura, delle autorità elvetiche, per bocca del presidente della Commissione esteri del parlamento svizzero, Christa Markwalder, che, definendo inaccettabile il comportamento assunto dalle autorità di uno “stato amico e vicino”, ha sottolineato la legittimità delle scelte svizzere, nella piena conformità delle norme che regolano il trattato Schengen. << L’Italia esercita pressione dalla parte sbagliata: deve criticare la Libia, non la Svizzera>> ha dichiarato in una affollata conferenza stampa.

L’intervento italiano è il frutto di una nuova fase di rapporti con lo stato africano dettato dagli ingenti investimenti delle imprese italiane in Libia dopo il riconoscimento, da parte del governo Berlusconi, l’anno scorso, di un “risarcimento” per il danno subito dalla colonizzazione del Paese. E’ necessario ricordare, inoltre, che la crisi Svizzera- Libia nasce nello scorso settembre: il colonnello Gheddaffi propose, provocatoriamente, all’Onu, di cancellare la Confederazione elvetica, descritto come “una mafia mondiale e non uno stato”, e di dividerla fra Italia, Francia e Germania. Una proposta choc che lasciò perplessa la comunità internazionale e che, evidentemente, ha fortemente influenzato i rapporti fra i due stati, contribuendo alla grave crisi diplomatica degli ultimi mesi.

Un commento per Lista nera: duro botta e risposta fra Italia e Svizzera

  1. marco federico on aprile 6, 2010 at 6:10 am

    ” GOVERNANCE GLOBALE ”
    IL MINISTRO DEGLI ESTERI, FRANCO FRATTINI- ( 1 dicembre 2009)-Il I°Consiglio europeo entrato in vigore dopo il “trattato di Lisbona”, impegna tutti a non esimerci sulla “governance globale.” Ci sono grandi sfide e l’Europa gioca un ruolo importante sullo scacchiere che riguarda la politica internazionale. E’ finita l’epoca in cui grazie al “diritto di veto” si poteva dire : ” i trattati sono inadeguati “. Con il nuovo trattato – afferma il Ministro – ” nei prossimi mesi, entro aprile 2010, o al massimo i primi di maggio, sapremo se questo nuovo modello sarà valido come “sistema organizzativo”. A tal proposito, l’ Italia deve procedere al reclutamento di funzionari diplomatici europei. Questo governo può superarsi… “L’anno che si è appena concluso – sostiene Frattini – è stato caratterizzato anche da un’intensificazione dei rapporti con la Russia, in quanto crediamo che il partenariato con questo Paese sia di strategica importanza”. “Ecco perché – ha spiegato il Ministro degli Esteri – oltre agli accordi di carattere nazionale, ci siamo battuti per riallacciare le relazioni tra Nato e Russia, Europa e Russia. E, la conferma della bontà delle nostre azioni, l’abbiamo ottenuta dalla politica di Obama, che ha puntato ad un maggiore coinvolgimento nei confronti della Russia”. “L’impegno internazionale dell’Italia, uno dei maggiori Paesi europei nelle opere di peacekeeping – ha spiegato il Ministro – ha trovato la sua maggiore rappresentazione nell’intervento diretto e indiretto in alcune aree di crisi, come l’Afghanistan e l’Iran. Sull’Afghanistan, credo che si tratti di un test molto importante, in cui l’Italia potrà dare il proprio contributo: puntiamo ad una vittoria politica, e non militare, che potrà realizzarsi solo attraverso la definizione di un governo democratico guidato da Karzai. Quanto all’Iran, il discorso è ben diverso: se lo sviluppo del nucleare è finalizzato ad un uso civile, l’Iran ha tutto il nostro appoggio; ma le ultime dichiarazioni di Ahmadinejad vanno in direzione contraria e non fanno che aumentare le nostre preoccupazioni”. L’azione dell’Italia in queste zone complicate, “nel 2009, ha segnato un forte ritorno dell’Italia nelle aree del Mediterraneo, in particolar modo nel Golfo e nell’Africa Settentrionale. Un simile impegno è finalizzato allo sviluppo di forme di collaborazione economica, soprattutto a livello imprenditoriale, che possano riportare la giusta attenzione su questi Paesi, in cui bisogna fare ancora molto in termini di sicurezza e dialogo interculturale”. Marco Federico

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