Rapporti tesi fra Usa e Israele

marzo 16, 2010

Giallo sul rinvio della visita dell’inviato Usa in Israele. A Gerusalemme violenti scontri fra palestinesi e forze di polizia israeliane.

GERUSALEMME, 16 MARZO.   E’ la più grave crisi nei rapporti fra lo Stato ebraico e la super potenza americana dal “caso Sinai” del 1975. A dichiararlo è il console israeliano a Whashington, Michael Oren, in una vibrante videoconferenza con i “colleghi” statunitensi.

L’oggetto della contesa è l’annuncio del premier Benjamin Netanyhau di voler provvedere alla costruzione di 1.600 nuovi alloggi israeliani a Gerusalemme est. Gli Usa accusano Israele di minare i nuovi negoziati indiretti di pace sull’annosa questione del Medio Oriente. La Casa Bianca non aveva nascosto la propria irritazione per la scelta del capo del Likud di annunciare la decisione durante la visita del vice Biden nello Stato ebraico, e il consigliere di Obama, David Axelrod, aveva bollato il comportamento israeliano come << un affronto e un insulto>>. Parole dure alle quali seguirono le scuse del premier Netanhyhau che, comunque, ha confermato la creazione dei nuovi insediamenti.

Nel frattempo si tinge di giallo la vicenda del rinvio della visita in Israele dell’inviato Usa in Medio Oriente George Mitchelle che avrebbe dovuto raggiungere la capitale Tel Aviv in serata. Fonti americane parlano di una decisione non legata alla crisi diplomatica e frutto di “questioni logistiche”. Ma è davvero difficile credere a tale ipotesi. Di certo si sa che la visita è stata rinviata a dopo l’importante meeting di Usa, Russia, Ue e Onu previsto per giovedì a Mosca, proprio sui negoziati di pace indiretti posti in essere negli ultimi mesi.

La situazione, intanto, rimane incandescente nella regione del Medio Oriente. Dopo l’inasprimento dei controlli e la chiusura dei varchi fra Cisgiordania e Israele, per il quarto giorno consecutivo le autorità ebraiche hanno proclamato lo stato d’allerta nella Città Santa in vista dell’inaugurazione della sinagoga di Hourva nella Città Vecchia. Ma l’imponente dispiegamento di forze in campo, circa tremila soldati, non sembra poter garantire la sicurezza, dopo la proclamazione di Hamas della “giornata della rabbia”, appello usato dal movimento palestinese per annunciare manifestazioni di piazza anche nella seconda e terza Intifada. Violenti scontri sono scoppiati, in mattinata, fra palestinesi e forze dell’ordine israeliane: alle pietre lanciate dai manifestanti, la polizia ha risposto con proiettili di gomma e gas lacrimogeni, per disperdere la folla.

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