Lo scioglimento progressivo dei ghiacciai del Polo Nord, confutato dalle ricerche scientifiche degli ultimi decenni e dalle rilevazioni satellitari, apre nuovi scenari, imprevedibili, per la conquista dell’Artico e delle sue risorse. Si stima che, nei circa dieci milioni di chilometri quadrati della superficie settentrionale del globo, ci siano enormi giacimenti, finora impossibili da quantificare, di oro, diamanti, piombo, carbone e uranio. A far più gola, tuttavia, nell’era del possibile esaurimento delle risorse fossili mondiali, sono le ingenti quantità di petrolio e gas naturale: si calcola che, approssimativamente, nel Polo Nord siano “nascosti†il 30 per cento delle risorse di greggio, ancora inesplorate, del pianeta e il 13 per cento di quelle di gas tali da soddisfare, ipoteticamente, l’intero fabbisogno mondiale per decenni.
Le nuove rotte
Il controllo sull’Artico, inoltre, risulta ancora più appetibile in quanto il brusco scioglimento dei ghiacci della calotta polare, in alcune regioni strategiche, ha “creato†nuove rotte navigabili marine fra Europa e Asia: il mitico passaggio a nord-ovest del Canada e quello a Nord della Siberia.
Il collegamento fra i due “vecchi†continenti si ridurrebbe, rispetto alle rotte tradizionali, di migliaia di chilometri (dai tremila agli ottomila circa), favorendo nuovi sbocchi commerciali, ad alto potenziale, in una zona di rilevanza fondamentale per i flussi economici mondiali.
Il dilemma della sovranità : chi sono i contendenti?
Tutti gli Stati prospicienti l’Artico hanno avanzato, nel corso degli ultimi anni, rivendicazioni territoriali sulla ricca regione: dalla Russia agli Stati Uniti (Alaska), dal Canda alla Norvegia, a finanche la Danimarca, a causa della sua sovranità sulla Groenlandia. In prima linea c’è il gigante sovietico: già nel 2001, la Russia rivendicò il diretto di ricerca sulla regione all’Onu e, nel 2007, in una “azione†mediatica senza precedenti, un mini sottomarino russo piantò la propria bandiera nazionale, in titanio, sul fondale sotto il Polo Nord, arrivando a “minacciare†gli altri contendenti di difendere l’esclusiva sovranità sul territorio, ricorrendo, se fosse stato il caso, all’uso delle armi.
La convenzione di Montego Bay e la piattaforma continenatale
Sul piano giuridico internazionale, a cercare di risolvere la controversia sulla spartizione dell’ultimo territorio marittimo della storia, è stata la convenzione di Montego Bay che ha istituito il concetto di “piattaforma continentaleâ€: “lo Stato costiero ha il diritto esclusivo di sfruttare tutte le risorse della piattaforma, intesa come quella parte del suolo marino contiguo alle coste che costituisce il naturale prolungamento della terra emersa e che pertanto si mantiene ad una profondità costante (200 m circa) per poi precipitare o degradare negli abissiâ€. Ed è proprio lo scioglimento dei ghiacciai che permetterà l’esplorazione dei fondali marini per comprendere fin dove si spinge la piattaforma continentale dei vari Stati contendenti: il dilemma della sovranità , quindi, si sposta, inesorabilmente, dalla base politica a quella, prettamente, scientifica. Diverse spedizioni, finanziate dalle nazioni interessate, stanno raccogliendo informazioni dettagliate sulla questione. I risultati verranno valutati dalle Nazioni Unite nel 2014.
La “guerra†del ghiaccio e nuovi equilibri
Si dovrà attendere, quindi, ancora qualche anno affinchè si possa, finalmente, sul piano del diritto internazionale, verificare l’esclusiva sovranità territoriale dell’area settentrionale del globo. Tuttavia, la situazione nel Polo Nord rischia di diventare incandescente, riportando il mondo ad un riproporsi delle tensioni fra Usa e Russia. Canada e Danimarca, per frenare l’avanzata russa nell’Artico, stanno, da tempo, sotto il benestare degli Stati Uniti, militarizzando, pericolosamente, la regione. L’appetibilità delle risorse , inoltre, sta alimentando, il movimento separatista groenlandese dalla madrepatria (Danimarca). Certamente, la caccia alla conquista dell’Artico rischia di stravolgere gli equilibri mondiali: riuscirà il diritto internazionale e la nuova fase di cooperazione mondiale ad evitare una nuova “guerra globaleâ€? Verrebbe da rispondere: “ai posteri l’ardua sentenzaâ€.
Emanuele Ameruso


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