Traffico di armi: violato l’embargo internazionale

marzo 10, 2010

Sette arresti della Gdf di Milano:coinvolti i servizi segreti iraniani

Puntatori ottici per fucili da guerra, proiettili traccianti, esplosivi, materiale chimico, paracaduti e, persino, un elicottero sono stati sequestrati nell’ambito dell’operazione “Sniper” (cecchino), condotta dalla Guardia di Finanza del capoluogo lombardo.

Cinque cittadini italiani e quattro iraniani sono accusati di associazione a delinquere finalizzata all’illecita esportazione di armi e di sistemi militari verso l’Iran. E’ questo il risultato di otto mesi di indagini coordinate dal procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro, in collaborazione con i servizi di sicurezza (Aise) e le autorità inglesi, svizzere e rumene. Le operazioni sono iniziate nel giugno 2009 a seguito di segnalazioni e di sequestri di materiale militare effettuati dalle dogane inglesi e rumene.

Le intercettazioni hanno permesso di smascherare tutti i movimenti dell’organizzazione che, attraverso una società di import/export, permetteva il trasporto di armi e di materiale “dual use” (materiale civile convertibile in militare) in Iran attraverso passaggi in diversi Paesi europei e arabi, dove altre società ne schermavano la provenienza.

A capo dell’organizzazione, secondo gli inquirenti, era l’imprenditore Alessandro Bon, di origine trevisane, titolare della Antares s.r.l. . Tratti in arresto anche la compagna Danila Maffei, titolare della Stucco Venice s.r.l. , il socio Arnaldo La Scala e un noto avvocato torinese che fungeva da intermediario fra l’organizzazione italiana e alti ufficiali dell’esercito iraniano.

Coinvolti anche i servizi di sicurezza della Repubblica islamica. Due presunti 007 sono stati arrestati a Roma e a Torino mentre altri due sono latitanti in quanto residenti in Iran: il più giovane del gruppo, Nejad Hamid Masoumi, risultava addirittura accreditato come giornalista presso la sala stampa estera della Capitale ma da anni era sospettato di far parte dei servizi iraniani e “controllato” dall’intelligence italiana. Gli investigatori credono che il materiale potesse essere destinato, una volta arrivato in Iran, ad alimentare il terrorismo internazionale, violando, così, ancora una volta, l’embargo internazionale. Sulla vicenda il governo iraniano mantiene il più stretto riserbo. A rispondere alle incalzanti domande dei giornalisti è solo il vice capo del dipartimento per i media del Ministero degli Esteri: <<Per il momento l’Iran non ha niente da dire>>.

Una vicenda che farà discutere e che è destinata ad alimentare, ancor di più, le tensioni fra l’Iran e i suoi “oppositori”.

Lascia un Commento

Indirizzo eail che non verrà pubblicatao. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Connect with Facebook

*



Pagine

Collabora

    Vuoi collaborare con noi scrivendo articoli e partecipando alle nostre discussioni? Scrivici: info@servizisegreti.com