L’ascesa di Zuma
Quella iniziata nell’aprile del 2009, a seguito dell’elezione a Presidente della Repubblica sudafricana di Jacob Zuma, rappresenta, comunque, una nuova fase per il più ricco e moderno stato africano. Passato alla ribalta nazionale e internazionale per un lungo braccio di ferro con il suo predecessore Mbeki, Zuma ha vinto la competizione elettorale raggiungendo la soglia, insperata, del 66 per cento dei consensi.
Da “anti-Mbeki” ad arbitro moderatore
L’ampio successo elettorale scaturì da due elementi chiave nel panorama politico nazionale: l’appoggio dei movimenti contrari all’ex presidente come l’ Anc Youth League, forza radicale di ispirazione marxista, e il sostegno, quasi totale, dello stesso Anc, partito della classe media sudafricana, nonostante il durissimo scontro al vertice con Mbeki.
Tuttavia, coloro che si aspettavano, dopo la sua elezione, una leadership sotto il ricatto delle forze radicali di sinistra, sono rimasti “delusi”. Nei primi mesi di governo, lo stesso Zuma ha trasformato il suo profilo politico passando da “anti-Mbeki” ad arbitro moderatore dell’arco politico-istituzionale del suo paese, guadagnandosi, in breve tempo, la fiducia anche dei suoi più importanti oppositori.
Le accuse al Presidente
Guerrigliero nel Mk, il braccio armato dell’ Anc (African National Congress), durante la guerra contro il potere bianco, il neo presidente veniva descritto come un leader populista; venne accusato di stupro nel 2005 e, in piena campagna elettorale, durante lo scontro con Mbeki, mosse frequenti e violenti attacchi alla magistratura. All’opinione pubblica si presentava come il “fantasma” del “big man” africano pronto a popolare, senza tregua, gli incubi dei bianchi sudafricani, come negli anni ’90.
Il primo anno di governo
In questa prima fase di governo, Zuma non ha, fortunatamente, dato seguito alle sue intenzioni di limitare l’autonomia di magistratura, media e università. Con caparbietà e rispettando gli impegni presi con l’elettorato, nonostante la crisi economica globale, ha mantenuto intatta la spesa sociale esistente, dichiarando, inoltre, di voler, non appena gli indicatori economici nazionali lo renderanno possibile, iniziare una nuova campagna contro l’ineguaglianza e la crescente povertà della popolazione. Importante, anche, è stata la riconfigurazione dei ministeri per un’azione maggiormente efficace e diretta: l’istituzione del Ministero dell’Istruzione di base è un grande passo avanti per contrastare l’analfabetizzazione, ancora sopra ingenerosi livelli, della popolazione. Inoltre, nonostante le accuse di corruzione mosse dai suoi oppositori durante la campagna elettorale, Zuma ha istituito un numero verde, gestito dalla stessa presidenza, attraverso il quale i cittadini possono denunciare qualsiasi forma di corruzione, a tutti i livelli, dei membri dello stato e della burocrazia sudafricana.
La sfida “mondiale”
Nel prossimo giugno, il Sud Africa sarà alla ribalta dei media e dell’opinione pubblica mondiale, organizzando e ospitando, i Mondiali di calcio per nazionali. Il miglioramento dei sistemi di trasporto e gli investimenti collegati alla preparazione dell’evento, hanno permesso al Sud Africa di alleviare i riflessi della crisi globale, contribuendo ad una crescita economica importante e ad un aumento, soddisfacente e sopra le attese, del Pil nazionale. Ma sono altre, e ben più importanti, le sfide che attendono il Presidente Zuma: saprà far fronte ai livelli alti di disoccupazione, alla povertà diffusa fra la popolazione nera e alla crescente violenza nell’area? I primi passi fanno ben sperare ma il cammino, tortuoso e “impervio”, è ancora lungo.
Emanuele Ameruso


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