20mila “camicie rosse” sfidano l’esercito a Bangkok

aprile 6, 2010

Assaltata la sede della Commissione Elettorale. Lancio di granate contro ufficio del partito del premier.

BANGKOK, 6 APRILE

E’ da circa un mese che chiedono le dimissioni del premier e nuove elezioni. Lo fanno nelle piazze, stracolme, e nei centri nevralgici del potere in Thailandia. Trenta giorni di “passione”, di disordini e botta e risposta con l’esercito. Le “camicie rosse” sembrano arrivare ad i primi significativi risultati. Stamattina in 20mila hanno sfilato per le vie dell’importante centro commerciale e turistico del Paese, sfidando la polizia locale che nei giorni scorsi aveva emesso un divieto di manifestazioni nel centro della città. Tuttavia, nonostante l’imponente schieramento di forze, in decine di migliaia, noncuranti dei pericoli e delle minacce, certamente “non velate”, delle autorità, hanno attraversato le vie del distretto finanziario. Nonostante la tensione sia alle stelle, la situazione sembra relativamente tranquilla. Si segnalano, infatti, solo qualche scontro a colpi di uova e bottiglie d’acqua: la polizia, pur presidiando le strade centrali, non è, finora, intervenuta.

Un altro fronte di protesta si è aperto, in mattinata, dinanzi agli uffici della Commissione Elettorale, presi d’assalto da un centinaio di dimostranti. Dopo un’accesa discussione con i dirigenti dell’ufficio, i manifestanti hanno ottenuto la promessa di un’udienza, il prossimo 20 aprile, per chiedere chiarimenti su presunti,irregolari, donazioni al partito democratico del premier Vejjajiva nelle elezioni del 2005 (si tratterebbe di un contributo di 7,9 milioni di dollari).

 

Sempre in mattinata, la sede nazionale del partito del premier è stata oggetto di lancio di granate. Due poliziotti sono rimasti feriti. Le loro condizioni non sono gravi ma sono stati comunque accompagnati in ospedale per gli accertamenti di rito.

I sostenitori di Shinawatra annunciano che non cesseranno i disordini finchè non verranno esaudite le loro richieste. La vicenda sembra esseri incanalata in un vicolo cieco: se da una parte sarà comunque difficile che Vejjajiva rinunci alla vittoria elettorale dello scorso anno, dall’altra, la mancanza di sicurezza nel Paese potrebbe spingere l’esercito a prendere l’iniziativa: quando e a favore di chi , purtroppo, non è dato saperlo.

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