Apocalisse a Baghdad

aprile 6, 2010

Sei esplosioni devastano quartieri sciiti: decine di morti, numerosi palazzi crollati.

BAGHDAD, 6 APRILE

Scene di ordinaria follia a Baghdad. Scene infernali, viste e riviste, ma sempre più terrificanti. Come il volto dei pochi sopravvissuti che tentano di liberarsi dalle macerie dei palazzi crollati e che fanno il giro sui video di tutto il mondo. Un risveglio di sangue per i cittadini della capitale, un risveglio amaro che piomba, pesantemente, sul processo di formazione del nuovo governo, dopo lo stallo causato dagli esiti delle scorse, libere, elezioni.

Sei esplosioni hanno colpito diversi quartieri, a maggioranza sciita, causando un numero di vittime ancora imprecisato: trentacinque, per ora, secondo fonti governative oltre a tantissimi feriti, molti in gravi condizioni. Le ambulanze fanno la spola fra l’ospedale locale e i luoghi degli attentati, senza sosta. Ma centinaia di persone mancano all’appello, probabilmente rimaste sepolte nelle macerie delle proprie abitazioni. Sono sette i palazzi crollati.

 

Non sono ancora chiare le modalità degli attacchi. Solo di un’esplosione si è riusciti, a poche ore dalla strage, a comprenderne la causa: un attacco kamikaze ad un noto cafè-restaurant nel centro di Baghdad; il palazzo di tre piani che lo ospitava, a poche centinaia di metri dal Ministero della Cultura e all’ambasciata iraniana, si è sgretolato nella violenta esplosione.

Il portavoce della sicurezza di Baghdad, il generale Qassim al-Moussawi, rispondendo ad alcuni cronisti della tv di stato, ha attribuito la nuova ondata di attacchi nella capitale ad Al-Qaida e ai sostenitori di Saddam Hussein: <<Siamo in guerra>> ha dichiarato <<e dobbiamo aspettarci qualunque tipo di attacco>>.

Sembra chiaro l’intento dei gruppi terroristici islamici di minare i negoziati fra i gruppi politici per la formazione del nuovo governo. Lo stallo politico, lontano da una auspicabile soluzione, rischia di far ripiombare l’Iraq in un inferno senza fine, riportandolo ai livelli di violenza raggiunti subito dopo la “vittoria” (ndr) americana sul regime di Saddam.

6 commenti per Apocalisse a Baghdad

  1. Iraq freedom on aprile 6, 2010 at 9:07 am

    Quando finirà questa carneficina? E’ questo l’esito della guerra in Iraq? Uno Stato abbandonato al suo destino senza un governo centrale forte e apertamente condiviso?? Che ne sarà delle minoranze religiose?? Una guerra ingiusta , senza fine……

  2. Little Italy on aprile 6, 2010 at 9:09 am

    caro Iraq Freedom ti ricordo che la guerra in Iraq è ingiusta in quanto motivata con prove “inventate”!! come il rapporto della Cia su presunte armi nucleari irachene…mai trovate!! che vergogna…..

  3. Iraq freedom on aprile 6, 2010 at 9:11 am

    E’ vero quanto dici sul rapporto creato ad hoc..ma non c’è dubbio che il regime di Saddam era un regime dittatoriale da combattere , ad ogni costo, indipendentemente dai suoi armamenti..non ricordi l’utilizzo di armi chimiche contro le minoranze? 5.000 curdi uccisi in un villaggio in meno di un’ora…..

  4. marco federico on aprile 6, 2010 at 9:23 am

    ” DA BUSH AD OBAMA: UNICA STRATEGIA CONTRO IL TERRORISMO…”

    Generale David H. Petraeus Primi di settembre 2007, l’allora Presidente Americano George W. Bush, in conferenza stampa affermava che il Generale David H. Petraeus, sarebbe riuscito nell’ intento di portare avanti la strategia della Casa Bianca in Irak. Il 9 e 10 dicembre 2008 lo stesso Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nonchè il Ministro della Difesa Ignazio La Russa e il Ministro degli Esteri Franco Frattini, hanno ricevuto a Palazzo Chigi, il suddetto Generale Americano. Questo incontro ha rappresentato per l’Italia il primo banco di prova nei riguardi dell’ amministrazione Americana, la quale, ha chiesto sin dall’inizio dell’insediamento del Presidente Obama alla Casa Bianca, un maggior coinvolgimento dei soldati italiani in Afghanistan e l’impiego di Forze Speciali anti-terrorismo. Il 30 giugno 2009, i militari americani si sono ritirati da tutte le grandi città irachene, affidando il controllo della regione alle forze armate irachene. La strategia cosidetta “surge” (ondata-impennata) iniziata due anni e mezzo fa, ha dato i risultati sperati ed è diventata il modello della nuova strategia del presidente Barack Obama in Afghanistan. Questa strategia comune di Difesa europea, come afferma il Ministro degli Esteri Frattini, evidenzia che l’Italia è ” il terzo contributore della Nato”. Sarebbe auspicabile che anche altri Paesi d’ Europa traessero spunto dall’ esito positivo della strategia adottata in Irak, per un maggior impegno corale in Afghanistan, per controbattere in modo determinato il terrorismo. Marco Federico

  5. Alessandro Mari on aprile 6, 2010 at 9:50 am

    Certamente chi si aspettava un drastico cambiamento della politica estera americana con l’avvento di Obama è rimasto deluso. Mentre l’opinione pubblica occidentale sperava in un ritiro, a breve termine, dall’Afghanistan e dall’Iraq, il Presidente americano ha, invece, aumentato il numero di soldati impegnati nella campagna afgana. Tuttavia credo che il punto di svolta della vicenda afgana sia il Pakistan: i servizi segreti pachistani, per esempio, è da anni che proteggono i capi talebani nel nord del Paese, nella zona “franca”. Il cambio al vertice al governo non ha risolto le conseguenze del “doppio-gioco” di molti funzionari e dirigenti delle forze di sicurezza e dei servizi. Serve in particolar modo un’attività stretta di collaborazione fra le diverse intelligence: non si vince la guerra con i droni!! Gli attacchi dal cielo utilizzando gli aerei senza pilota, stanno causando decine di morti civili (anche in seguito ad errori evidenti) provocando la reazione della popolazione civile: sarebbe un grave errore continuare con questa strategia….

  6. marco federico on maggio 1, 2010 at 3:48 pm

    Per non dimenticare –
    KABUL (Afghanistan), 17 settembre 2009 – Sei militari italiani, tutti appartenenti alla Brigata paracadutisti della Folgore, sono morti in Afghanistan in seguito a un attentato kamikaze-

    Pubblicato da Marco Federico Ven, 18/09/2009 – 14:04

    ” MISSIONE SUL TERRITORIO…”

    E’ un momento drammatico e di dolore non solo per le famiglie dei soldati caduti, ma anche per tutti coloro che vivono e partecipano da vicino alla sofferenza per questo lutto italiano. Nel territorio afghano i nostri soldati sono consapevoli dei rischi che corrono, ma soprattutto credono in quello che stanno facendo in questa terra martoriata e messa in ginocchio da azioni terroristiche atte a destabilizzare coloro che si adoperano per instaurare la democrazia ed a spaventare la gente del luogo. A tal proposito, la “struttura antiterrorismo” deve poter reggere ogni urto e colpo inferto dai kamikaze, i quali, alle spalle hanno fitte organizzazioni che possono essere penetrate solo ed esclusivamente da esperti, attraverso contatti e fonti locali. Marco Federico

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