Dopo il premier Berlusconi anche l’Onu chiede maggiori garanzie. L’Aise annuncia il probabile rilascio di Matteo Pagani.
ROMA, 15 APRILE
Ad alcuni giorni dall’arresto (ndr) dei tre operatori di Emergency cambia nettamente la posizione del Governo italiano in merito alla vicenda. Dopo le prime “perplessità sull’operato” della grande organizzazione umanitaria, espresse a caldo dal Sottosegretario agli esteri Alfredo Mantica e dal ministro degli Esteri Frattini, cambia, e di molto, la linea di Palazzo Chigi.
Nella giornata di ieri, infatti, il Premier Silvio Berlusconi aveva inviato una lettera al Presidente Karzai chiedendo maggiori garanzie per i tre connazionali. Analoga richiesta, sempre ieri, era stata presentata alle autorità afgane dallo stesso Ministro degli Esteri italiano: rispetto dei diritti umani, compresa la presunzione di innocenza, e accelerazione delle indagini.
La vicenda, tuttavia, rimane ancora poco chiara. Non risulta, infatti, che ai tre siano state mosse accuse formali. Quindi, in realtà, non si potrebbe parlare di arresto, e ciò avvalla la teoria del “rapimento” a scopo di intimidazione contro Emergency, ritenuto “testimone scomodo”. La posizione dell’ong viene, di fatto, rilanciata in queste ore dal fondatore Gino Strada, pronto alla manifestazione di questo sabato a Roma. Il medico italiano non usa mezzi termini: <<il Governo italiano non ha difeso i nostri connazionali>>.
Quella che sembrava, quindi, una “banale” operazione di sicurezza è diventato un intrigo internazionale. Ad occuparsene anche i servizi segreti italiani. Il Direttore dell’Aise, Adriano Santini, ha confessato ai giornalisti che presto almeno uno dei fermati potrebbe essere rilasciato. Secondo le prime indiscrezioni si tratterebbe di Matteo Pagani, coordinatore logistico ed amministrativo del centro di Laskhar Gah: le accuse rivolte al giovane italiano e comunque non ancora formalizzate, dopo i primi accertamenti si sarebbero rivelate chiaramente infondate.
Nel frattempo, nelle prime ore del pomeriggio, è arrivata, a sorpresa, la netta presa di posizione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, tramite il rappresentante speciale Onu per l’Afghanistan, Staffan De Mistura. <<Gli operatori medici internazionali in posti come quello di Helmand rischiano le loro vite per curare tutti coloro che hanno bisogno di aiuto>> ha dichiarato sottolineando l’indispensabile ruolo di Emergency in teatri di guerra come quello afgano. Le richieste al governo di Kabul sono chiare: inchiesta rapida e corretta, assistenza legale, garanzie per la sicurezza e immediato visita dei diplomatici italiani.
Il giallo non sembra trovare una giusta conclusione, almeno per ora. Il dietrofront del Governo italiano, tuttavia, seppur in colpevole ritardo, offre una chance in più: la pressione diplomatica su Karzai potrebbe portare, in pochi giorni, i frutti sperati. Attendiamo fiduciosi ma vigili.
Emanuele Ameruso

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