Un milione e mezzo a chi dà notizie sul boss. Questa è la taglia messa sulla testa di Messina Denaro da parte dei Servizi Italiani di intelligence.
ll nome di Matteo Messina Denaro crea aggregazione nel trapanese. Compatta politici, mafiosi e imprenditori che si stringono attorno a questo boss di 48 anni. Lo proteggono in latitanza creando una barriera difficile da violare. Le forze dell’ordine lo ricercano dal 2 giugno 1993 perché accusato delle stragi di Roma e Firenze ma anche di centinaia di omicidi commessi fra gli anni Ottanta e Novanta in Sicilia. Oggi, in base alle inchieste che lo hanno coinvolto, si può dire con certezza che Messina Denaro è a capo di una delle più grosse holding europee: imprese e aziende che fatturano complessivamente centinaia di miliardi di euro e che sono intestate a prestanome, magari incensurati.
Ma i ricavi finiscono in tasca allo stragista che si è trasformato in uomo d’affari con la passione per la letteratura e la filosofia. Soldi che servono a creare anche consenso sociale, offrendo posti di lavoro in un territorio in cui la disoccupazione la fa da padrona.
In Cosa nostra è uno degli ultimi padrini di una certa caratura mafiosa rimasto ancora in libertà, un nome pesante che potrebbe sedere al vertice dell’organizzazione criminale e per questo sulla sua cattura si sono concentrati negli ultimi anni gli sforzi della magistratura e delle forze dell’ordine. Quello che “L’espresso” può rivelare è che sulla testa del latitante il governo ha messo una taglia: una grossa ricompensa per chi lo farà arrestare. A svelarlo è un imprenditore siciliano di cui vogliamo tenere nascosta l’identità, il quale afferma di avere ricevuto nelle scorse settimane la visita di uomini dei servizi segreti che gli hanno offerto un milione e mezzo di euro in cambio di informazioni che possano portare alla cattura di Matteo Messina Denaro. Questo imprenditore che ha accettato di raccontare il retroscena coperto dal segreto di Stato (e di cui “L’espresso” ha trovato conferme da fonti qualificate) in passato è finito in manette perché ritenuto uno dei favoreggiatori del boss trapanese, oltre che un suo prestanome, ma adesso che ha scontato la pena ed è tornato libero, sostiene di non avere più alcun contatto con il ricercato. Di non poter essere d’aiuto.
Gli 007 hanno portato in giro un milione e mezzo in banconote dentro una valigetta e avrebbero bussato anche ad altre porte fra il Trapanese e l’Agrigentino, quasi tutte ad abitazioni di uomini che in qualche modo sono riconducibili alla rete di fiancheggiatori. Uomini sui quali polizia e carabinieri stanno lavorando nell’ambito delle indagini rivolte alla cattura del ricercato. Quella attivata dagli uomini dei servizi sembra essere una caccia all’uomo e non all’associazione che lo protegge. Il tam tam della taglia si è diffuso, e con esso lo stupore per il modo con cui gli apparati di sicurezza si stanno muovendo, offrendo una somma di denaro relativamente modesta a persone che, proprio grazie alla vicinanza a Messina Denaro, incassano decine di milioni di euro l’anno e non hanno quindi interesse a tradirlo. L’operazione avviata dagli uomini delle strutture che dipendono dalla presidenza del Consiglio, potrebbe avere un obiettivo mediatico: catturare il più famoso dei latitanti costituirebbe un fantastico spot per gridare al mondo che la mafia è stata sconfitta. Ma la realtà sarebbe diversa. Se al boss si dovesse arrivare in maniera chirurgica, senza toccare la sua rete di protezione fatta di politici, uomini d’affari e imprenditori, che ormai da decenni ha inquinato l’economia meridionale e infettato la società civile, questa nuova Cosa nostra riceverebbe piuttosto un regalo. Il sistema messo in piedi da Messina Denaro potrebbe continuare a fare affari e fatturare miliardi senza il sospetto che dietro a imprese apparentemente pulite si muova l’ultimo vero padrino di Cosa nostra. Le mani dei servizi segreti hanno già rimestato in passato nella vita del boss. Gli inquirenti sostengono che Matteo avrebbe avuto contatti con loro. Nel 2004 gli agenti del Sisde, il servizio segreto civile, tentarono di dialogare con il boss trapanese attraverso la mediazione di un politico di Castelvetrano, Antonino Vaccarino, ex sindaco della cittadina dove venne fatto trovare mezzo secolo fa il cadavere di Salvatore Giuliano. Gli 007 sostengono che allora lo utilizzarono come esca nel tentativo di attirare il boss e catturarlo. Ma l’operazione sarebbe fallita per l’imprevisto arresto di Bernardo Provenzano avvenuto l’11 aprile 2006. Vaccarino, interrogato dai magistrati, disse che stava cercando di convincere Messina Denaro a costituirsi, e probabilmente qualcuno stava preparando un accordo. Poi non se ne fece più nulla.
Questo contenuto è stato inserito il giugno 3, 2010 ore 2:20 pm nelle categorie Scenari Italia, Servizi Italiani. puoi seguire i commenti tramite RSS 2.0 feed.
Arrivano i soldi da destinare alla lotta alla criminalità organizzata
Pubblicato da Marco Federico Dom, 02/05/2010 – 17:27 (Q.net blog dei lettori)
Arrivano i soldi da destinare alla lotta alla criminalità organizzata Il Ministro Maroni, sta procedendo secondo quanto prestabilito dal “pacchetto sicurezza” con la legge del 6 agosto 2008-n° 133 – con la quale è stato istituito il FUG (Fondo Unico Giustizia) dove confluiscono i soldi sequestrati alla mafia con relativi proventi ricavati dai beni confiscati.Il Presidente Berlusconi, ha firmato il decreto che permette di assegnare le quote al FUG con un 50% al Ministero della Giustizia e un 50% al Ministero dell’Interno. Questo “fondo cassa” è destinato a diventare uno strumento attivo del governo nel contrasto alla criminalità organizzata:la sicurezza e la giustizia lo richiedono a gran voce!Viviamo questi tempi con la consapevolezza che ci sono molte cose che non vanno tralasciate, come ad esempio la disoccupazione. La mancanza di lavoro, può generare nel tempo un canale di proliferazione ed affiliazione alla Mafia SPA e diventare espansione incontrollata, crescita rapida di adepti. Ancora oggi, come nel passato, quasi sempre il sud è preso di mira in particolar modo nelle regioni: Puglia, Campania, Calabria e Sicilia, dove la criminalità organizzata ramifica ed intimidisce. Mentre si arricchisce la multinazionale del crimine organizzato: sembra che fatturi addirittura i 50 miliardi di euro l’anno, grazie all’usura, al racket, all’abusivismo edilizio, all’abigeato, e quant’altro… Si suddivide in varie direzioni, quindi si dirama su strade diversificate (compresa quella telematica) in cui incontra altri sistemi di criminalità organizzata, creando così una fitta ragnatela.Chi pensa che non vi sia collegamento tra i vari sistemi di terrore si sbaglia perchè è una grande rete di collegamento criminale, navigano in internet si scambiano informazioni, fanno propaganda occulta, pattuiscono e lanciano servizi di lavoro e guadagno facile, molto spesso si celano in agenzie di servizi vari…La polizia postale di certo ha molto da monitorare nell’era del web.
FA BENE IL MINISTRO MARONI AD NON ABBASSARE LA GUARDIA…Quando qualcuno pensava e diceva che forse si stava esagerando con l’allarmismo, oggi si deve ricredere, perchè i risultati danno ragione al Ministro Maroni che, con tutti gli addetti ai lavori, Forze dell’Ordine e vari Dipartimenti dei servizi investigativi, sta ottenendo molti successi professionali, che spesso ci salvano la vita, oltre che salvare il patrimonio culturale del nostro Paese.Gli studenti espulsi dal Viminale, che frequentavano l’università di Perugia, pare avessero piante topografiche delle città con ralativo materiale informatico e foto di monumenti italiani. Insomma pronti a colpire! Anche questi fanno pensare ai SELF-STARTER, a coloro che agiscono in solitudine ma che in realtà sono affiliati ad Al Qaeda. Non abbassare la guardia significa monitorare costantemente i flussi di entrata ed uscita nel nostro Paese, attraverso un attento lavoro di intelligence. Sono tra noi e non sono extraterrestri o ufo, bensì individui che come noi escono al mattino e si confondono nell’agglomerato cittadino.Ogni quartiere è un potenziale luogo di transito di potenziali terroristi. Mai come nel nostro tempo ci vogliono “occhi ed orecchie” in aiuto alle Forze dell’Ordine ed alle istituzioni cittadine. La gente non abbia paura a parlare o comunicare anche il più “sottile” sospetto, un gesto o una parola apparentemente insignificanti, perchè non credo che via Pallotta a Perugia, sia così diversa dalle vie di altre città universitarie o zone periferiche italiane… Marco Federico
RAGIONAMENTO ESTRAPOLATO…
Chi potrebbe tradire Messina Denaro,
se non le persone a lui vicine anche se lontane fisicamente?
Ogni paese o città italiana potrebbe essere dimora del latitante sopracitato…
Qualcuno potrebbe pensare: e perchè non all’estero?
Dal mio punto di vista per sapere dove egli si nasconde o vive (indipendentemente se in italia o all’estero) non possiamo che tentare di estrapolare un tipo di ragionamento analitico degli avvenimenti che hanno determinato i percorsi effettuati per arrivare alla cattura sia del superboss Bernardo Provenzano che di Riina (avvenuta per Provenzano quel fatidico martedì dell’ 11 aprile 2006 -S:STANISLAVO VESCOVO- e per Riina, il 15 gennaio 1993 -S.Mauro Abate). Secondo il pentito Nino Giuffrè, tra i due superboss uno era di troppo, per cui nell’ambiente mafioso si riteneva o si ritiene che la cattura di Riina fosse “un sacrificio alle divinità”. Quindi senza l’avvallo di Provenzano (secondo alcuni mafiosi), il “Capo dei Capi” non sarebbe stato catturato. Poi, però è arrivato il turno di Provenzano, per cui (secondo questo ragionamento) quale “capo dei capi” ha dato l’input per la cattura di >Provenzano? Forse si tratta di Messina Denaro? Allora, sorge spontaneo capire oggi, chi c’è oltre Messina Denaro? Ragionamento analitico del SACCO DI FAGIOLI BIANCHI (del Pensatore Peirce): si deduce come REGOLA che tutti i fagioli di questo sacco sono bianchi; IL CASO: questi fagioli vengono da questo SACCO. Risultato : questi fagioli sono bianchi.
REGOLA: tutti e tre sono stati latitanti (Denaro lo è tutt’ora)
RISULTATO: tutti e tre sono mafiosi doc.
IL CASO: tutti e tre provengono dallo stesso entroterra…
Questi elementi di deduzione andrebbero monitorati per tutta la durata delle indagini…Solo così, forse, si riuscirà ad estrapolare il nome di chi potenzialmente sarà il traditore…
OSMOSI MAFIOSA: DILUIZIONE DELLA CUPOLA…
I boss di mafia, si stanno evolvendo nel processo di ricostituzione della Cupola Mafiosa…
Dopo la cattura di Salvatore Riina e Bernardo Provenzano, ecco che i mafiosi emergenti si trasformano in “membrane”, che esistono per delimitare le varie cellule mafiose: da una parte c’è colui che aspira a diventare leader assoluto (vecchio stampo) e dall’altra ci sono i luogotenenti che dovrebbero fungere da filtro ai vari boss, cosiddetti, capi mandamento. Quest’ ultimi rappresentano i punti di riferimento delle diverse famiglie dislocate sul territorio di appartenenza e, non bisogna sottovalutare, che la famiglia è il “punto focale” della mafia siciliana. I capi mandamento riuniti, costituiscono la “Cupola”che, pare, alla luce dei nuovi accadimenti, non sia più oggettivamente verticistica. La destrutturazione della vecchia cupola, si evidenzia attraverso le personalità ambigue dei vari “pentiti di mafia che, per quanto abbiano deciso di collaborare con lo Stato italiano, pongono a base della loro scelta proprio l’involuzione dell’organizzazione che non rappresenta più quella a cui hanno a suo tempo aderito”…
Insomma, attenzione ai corsi e ricorsi storici di una struttura che nel tempo ha più volte dimostrato di rinascere dalle ceneri, come la fenice…
Dopo l’arresto del mafioso Zappalà, nonchè della probabile cattura del boss Matteo Messina Denaro, all’interno della struttura mafiosa si delinea la ricompattazione di “Cosa Nostra” anche attraverso il supporto di organizzazioni criminali vicine.
Sono in atto nuove strategie organizzative che utilizzano “canali meno vulnerabili e visibili” per poter veicolare notizie ed informazioni tramite gruppi di neocriminalità emergenti meno riconducibili a “Cosa Nostra”, così da infiltrarsi nei vari strati del tessuto territoriale, sociale ed economico.
Secondo me siete troppo ottimisti. La mafia viveva meglio, quando nessuno sapeva esistesse, come al tempo del bandito Giuliano, ufficialmente ucciso da carabinieri. Quindi basta arrestare i vecchi boss, che si fanno collaboratori di giustizia, che in coro diranno che la mafia è morta con loro, oppure costruendo altri depistaggi creati ad arte, mentre i nuovi capi,quelli nuovi, lavoreranno in sotterranea tranquillità, continuando le opere fatte dai loro predecessori. Inoltre , che io sappia il carcere duro , vale per i mafiosi,e non per i collaboratori di giustizia, che se non sbaglio , hanno scorta, e fanno pure in certi casi dei comizi. Cosa significa? Buscetta aveva la scorta, e girava pure con la barca; Brusca andava a casa, per parlare con il telefonino, insomma, questi qua hanno capito, che si può fare la bella vita a spese dello stato, raccontando di tanto in tanto delle verità, e poi quando a loro utile, depistando chi lavora sul campo. Mi spiace per gli agenti, ma la sconfitta della mafia, ritengo sia più lontana di una volta.
Se devo esprimere il mio parere Messina Denaro rispetto a Riina e Rrovenzano è un po piu furbo se cosi si puo dire.Bisogna anche analizzare il contesto socio-culturale su cui si ramifica la sua organizzazione mafiosa.Un po come è in genere tutta la mafia del trapanese,anche la mafia castelvetranese,non fa eccezione,è molto segreta fatta di pochi uomini ma fidati,una gerarchia chiusa che che non predilige stragi,ma che se si deve eliminare qualcuno,lo si silenziosamente.Conosco bene il territorio in quanto vi abito,e non riesco a capacitarmi,come la piccola cittadina, città natale del boss,sia in espansione economica, sebbene tutte le citta che la confinano attreversino la crisi dei vari settori.Cosi come sia Riina che Provenzano,non si siano mai allonatanate dalla loro città,credo che neanche Messina Denaro abbia abbandonato il suo feudo,dato che è il posto che gli da piu sicurezza.