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Falcone e Borsellino: alcune riflessioni dopo 18 anni dalle stragi

Era il 23 maggio 1992, giorno in cui il Giudice Giovanni Falcone con la moglie e tre agenti di scorta, morirono nella strage di Capaci.

A distanza di 53 gg. il 19 luglio in via D’Amelio a Palermo, fu ammazzato anche il collega, amico, nonchè Giudice Paolo Borsellino, insieme ai cinque agenti di scorta.Oggi, bisogna ricordare per tramandare ai giovani la cultura del profondo e vero impegno nella lotta contro la mafia a favore della sicurezza e legalità dello Stato.

A diciotto anni di distanza, il ricordo di queste stragi, diventa momento di alta commozione e di sentimento corale di gran parte degli italiani che, in questi due fratelli d’Italia, si riconoscono nell’amore ed attaccamento al Paese, allo Stato, di cui entrambi sono stati dei servitori integri ed eccelsi nell’adempimento del loro dovere.

Certo se penso a Spatuzza che ancora oggi sostiene di non sapere chi veramente azionò quel maledetto telecomando, mi sorge il dubbio che tra mafia e politica ci sono intrecci molto più profondi che probabilmente risalgono ai tempi dell’ ottocento fino ad arrivare ad oggi…(?)

A scanso di equivoci, non credo proprio alla “trattativa tra Stato e mafia” come la si vuole veicolare tramite il cosidetto “Papello” scritto da Vito Ciancimino.

Per me si tratta di depistaggio e si tenta di attaccare ed infangare servitori dello Stato, come appunto l’allora Colonnello Mori (Vice Comandante dei reparti speciali dei Carabinieri), il Capitano De Donno (Suo braccio destro) ed il Capitano De Caprio, ovvero: “ULTIMO”. Ma il ” Tempo è Galantuomo!! “.

autore: Marco Federico

2 Responses to Falcone e Borsellino: alcune riflessioni dopo 18 anni dalle stragi

  1. marco federico Rispondi

    Luglio 21, 2010 at 5:34 pm

    Fonte: Ministero dell’Interno

    Notizie
    Antiracket e antiusura
    19.07.2010
    La mafia si combatte con l’impegno concreto e con il sostegno della società civile
    Lo ha affermato il ministro Maroni che ha incontrato, insieme al sottosegretario Mantovano, la fondazione antiracket a Lamezia Terme nel giorno dell’anniversario della strage di via D’Amelio

    Con un minuto di silenzio è stato ricordato nel municipio di Lamezia Terme il diciottesimo anniversario della strage di via D’Amelio a Palermo in cui morirono il giudice Borsellino e gli uomini della sua scorta.
    Lo hanno celebrato i vertici dell’antiracket che si sono incontrati in occasione del ventesimo anniversario della fondazione del movimento, alla presenza del ministro dell’Interno Roberto Maroni e del sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano.

    «Non è una scelta alternativa» ha sottolineato il ministro Maroni riguardo alla sua presenza all’Assemblea nazionale delle associazioni antiracket. «Io credo – ha detto – che il modo migliore per onorare la memoria dei martiri alla lotta alla mafia, come Falcone e Borsellino, sia quello di proseguire nel lavoro che stiamo facendo».
    Il ministro Maroni è convinto che «sono le azioni concrete e quotidiane contro la mafia il contrasto vero alla criminalità». «Lo dimostrano i successi che stiamo ottenendo che vanno al di là di ogni aspettativa» ha detto Maroni esortando ad esaminare i risultati pubblicati tra i dossier nell’home page del sito.
    (link http://www.interno.it/mininterno/site/it/sezioni/sala_stampa/dossier/)
    «Quello che serve nell’azione di lotta contro tutte le mafie – ha poi aggiunto – è il sostegno e l’azione anche della società civile, soprattutto nelle sue forme di aggregazione, e cioè il mondo delle associazioni».
    Con Confindustria, ha ricordato Maroni, «abbiamo fatto degli accordi molto importanti. Stesso discorso vale per la Federazione delle associazioni antiracket. E’ questa la strada principale da seguire. Se i cittadini, in forma organizzata, sostengono l’azione dello Stato, della magistratura e delle forze dell’ordine, allora la guerra alla mafia si può vincere».

    Ne è convinto anche il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano. «Bisogna colpire – ha detto – ciò che costituisce la ragion d’essere di una organizzazione mafiosa, e cioè quello che costituisce i profitti illeciti. Dodici miliardi di euro di equivalente di beni confiscati e sequestrati in due anni grazie a norme che abbiamo modificato, ad una priorità individuata come azione di governo, e al lavoro intenso delle forze di polizia e dell’autorità giudiziaria, credo sia il miglior modo nei fatti per fare memoria di chi ha perso la vita su questo fronte».

    Il sindaco di Lamezia Terme Gianni Speranza ha ringraziato la Federazione delle associazioni antiracket e antiusura italiane (Fai) per aver scelto la sua città per celebrare il ventesimo anniversario. «Qui – ha ricordato il sindaco – è nata l’associazione antiracket, c’è stata la prima serrata dei commercianti contro le estorsioni in Calabria, il comune si è costituito parte civile nei processi di mafia».

    Hanno partecipato all’incontro il commissario straordinario del Governo per le iniziative antiracket e antiusura Giosuè Marino, il presidente della FAI Giuseppe Scandurra e il presidente onorario della FAI Tano Grasso.

  2. linda Rispondi

    Maggio 18, 2012 at 5:29 pm

    Falcone un vero uomo che non si è fatto condizionare dalla paure e dalle minacce dei bastardi mafiosi che vivono solo succhiando il sangue agli altri. Parassiti che dovrebbero essere sterminati ma risulta quasi impossibile visto l’estendersi dell’epidemia.Sono forti perchè sono un trino composto da politica,chiesa,massoneria. La repubblica italiana è morta molto tempo fa. Falcone e Borsellino sempre vivi nel nostro cuore. Rispetto la Sicilia solo perchè ha dato i natali a 2 eroi che non hanno rivali eche valgono molto di più di tutto il “povero” sud. W Giovanni Falcone e W Borsellino indimenticabili……..per sempre……..per l’eternità. come l’amore che è esistito solo nel loro cuore perchè hanno resitito all’orrore del ricatto mafioso che questa società sporca e lesiva perpetra come fogna che sporca.

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