Il 23 ottobre 2009, è stato ufficializzata la messa on line del sito: www.sicurezzanazionale.gov.it -
Si tratta ora di capire e promuovere una sezione atipica di informazione ed acculturamento sulle tematiche di Intelligence.
Questo sito: www.servizisegreti.com ha intrapreso questo cammino per divulgare la cultura di intelligence su tutto il territorio nazionale, ma in particolare vuole comunicare con le Università italiane, dove sicuramente ci sono molti giovani che oltre ad aver visto i film cult di James Bond, intendono approfondire, quindi venire a conoscenza di questa “scienza umana”. A tal proposito, siamo lieti di riproporre una parte del documento di un incontro che risale al 9 di ottobre 2009, al quale hanno partecipato importanti personalità del nostro Paese:
Alfredo Mantovano
Sottosegretario al Ministero dell’Interno
Adriano Soi
Prefetto, responsabile della comunicazione istituzionale del DIS
Paolo Savona
Professore ordinario di Politica economica, presidente del consiglio d’amministrazione di Unicredit Banca di Roma.
Marco Minniti
Responsabile sicurezza del PD più volte sottosegretario alla Difesa e all’Interno.
Giuseppe Caldarola
Giornalista ed editorialista, deputato dal 2001 al 2008, è stato membro del Copaco.
Energie al servizio del sistema Paese
I Servizi segreti sono una risorsa della nazione e devono interagire con università e mondo economico.
Adriano Soi
“Al DIS, sono affidati due compiti fondamentali: la promozione della cultura della sicurezza e la comunicazione istituzionale.
Se la comunicazione è un terremo arato, la promozione della cultura della sicurezza è un compito più grande.
La nuova intelligence deve coinvolgere le Istituzioni, in primo luogo il Parlamento, e lsocietà per acquisire consapevolezza sui temi di merito di interesse nazionale.
L’obiettivo è migliorare la qualità del servizio reso al Paese negli operatori, nelle attività e nei risultati”.
Giuseppe Calderola
” In merito dobbiamo combattere due culture. La prima è strettamente legata all’intelligence, che noi chiamiamo cultura della separatezza. Il secondo aspetto riguarda la politica e la società civile. Ora, il dato da cui partire è che queste due culture esprimono l’idea di un Paese arretrato e insicuro. Il nostro problema, oggi, è mettere insieme lealtà ed efficacia in un quadro cambiato, in quanto il tema della sicurezza è al tempo stesso più globale e più nazionale. Spesso accade di avere una massa di informazioni…è c’è bisogno i un lavoro intellettuale che sia in grado di selezionare tali notizie. Il rischio è che la grande quantità i informazione si traduca in poche informazioni”.
Marco Minniti
“Dovremmo essere consapevoli che per quanto riguarda l’intelligence e il concetto di sicurezza è praticamente cambiato…
L’ 11 settembre del 2001 è uno spartiacque e ci consegna una questione che prima non era chiara: la sicurezza interna e quella esterna non sono più così divise, sono due facce della stessa medaglia. E la sicurezza interna di un Paese, spesso è frutto della capacità di mantenere la sicurezza esterna”…
Paolo Savona
“Il servizio di informazione per la sicurezza dello Stato ci deve prefiggere di collocare gli interessi del Paese nella nuova realtà internazionale. E questo è un esercizio molto difficile. La sfida è convincere la pubblica opinione che l’elaborazione delle informazioni e l’utilizzo esteso dell’università è fondamentale. Voglio fare un esempio: oggi è fondamentale capire le intenzioni degli Stati Uniti rispetto al Dollaro. Il futuro di questa moneta è un problema, dobbiamo raccogliere informazioni e capire cosa hanno in mente questi signori, perchè se crolla il dollaro si rivaluta l’Euro e la situazione esce fuori controllo. Dall’altra parte sappiamo che il Dollaro ogg è retto dalla Cina, ma non conosciamo le loro intenzioni. Qual è il rischio? Che l’Europa venga schiacciata”…
Alfredo Mantovano
“Bisogna sconfiggere la cultura del sospetto perchè ha ancora riflessi pesanti e sono la riproposizione dei problemi di sempre.
Quando il Parlamento ha affrontato la riforma dei Servizi, lo ha fatto con il freno a mano tirato. Con il collega Emanuele Fiano, del Copasir, abbiamo steso una bozza di riforma e devo dire che sono abbastanza deluso per come è andata a finire. l’intento originario era creare un servizio unitario, ma questo sospetto ha portato a un ibrido come risultato finale.
E, ultimo riflesso di questo alone di sospetto è che, tutto sommato, le competenze continuano a essere limitate. Gli scenari del professor Savona sono strategici, ma sarei già soddisfatto se ci fosse una descrizione completa sulla filiera della contraffazione dalla Cina. Allora il tema credo sia come far considerare i Servizi come qualcosa di non sospettabile e non estraneo al sistema nazionale, e quindi utile”….
Giuseppe Calderola
“Io credo che noi dobbiamo accrescere le ambizioni dell’intelligence, che devono interloquire con la classe dirigente, in un quadro di interesse nazionale definito. Bisogna quindi accrescere le specializzazioni, perchè siamo ormai di fronte a un salto culturale complessivo. E dopo questa discussione siamo sulla buona strada, credo”.
Alfredo Mantovano
” Ci sono comunque dei nodi strutturali da sciogliere, per far sì che la riforma abbia un completamento.
Non vorrei che a causa della scelta fatta dal Parlamento, due anni fa (2007), ci areniamo sulle diseconomie interne al sistema dei Servizi che riprendono quelle già presenti, sul piano della sicurezza, tra polizia e carabinieri. Se ci sono due Servizi è inevitabile che non tutte le informazioni sono condivise, che ci sono sovrapposizioni e lacune.
L’alto nodo strutturale è il reclutamento. Chi viene dalle forze di polizia ha una elevata professonalità, però ha fatto un altro mestiere. Se ha visto il ladro cerca di catturarlo, ma l’operatore dei Servizi non deve fare questo. Sull’altro lato il reclutamento nelle università apre tutto il problema dell’affidabilità istituzionale. Ma sono questi i due grandi nodi, affiancati da un terzo problema: il luogo comune che al sistema di Servizi si può inviare qualsiasi domanda e aver qualsiasi risposta. E’ profondamente sbagliato”.
Marco Federico



Sarebbe costruttivo ed opportuno che gli esperti che hanno esperienze nel settore, ci spiegassero cosa vuol dire fare Intelligence…
Cosa sono gli apparati dei Servizi segreti, senza con questo svelare i segreti, ma accompagnando il lettore e gli utenti ad approfondire sempre più questa tematica…Vasta e complessa, ma sicuramente necessaria e fondamentale per la sicurezza dello Stato.
Interessante da conoscere:
“L’esperimento Intellipedia ovvero i segreti condivisi”, Gianluigi Cesta, Gnosis 1/2007, rivista di Intelligence dell’AISI
“L’esperimento Intellipedia ovvero i segreti condivisi”, Gianluigi Cesta, Gnosis 1/2007, rivista di Intelligence dell’AISI
Fonte: GNOSIS n. 1/2007
Gianluigi CESTA
Prospettive dell’Intelligence nel XXI secolo
L’esperimento Intellipedia
ovvero i segreti condivisi
La sera del 31 ottobre scorso, da Washington, un lancio dell’agenzia Reuters mette in subbuglio la comunità internazionale dell’Intelligence: John Dimitri Negroponte, all’epoca ‘Director of National Intelligence’ (conosciuto con il soprannome mediatico di “Zar”), aveva appena annunciato al mondo l’esistenza di “Intellipedia”, nuovo sistema di collegamento e condivisione delle notizie fra i 16 diversi Organismi che, negli USA, sovrintendono al mondo delle informazioni e della Sicurezza. Una novità destinata a lasciare il segno. Dopo l’11 settembre è, infatti, emerso che il Governo americano era in possesso di molte notizie sulla preparazione dell’attentato, ma le stesse erano frammentate negli archivi delle varie Agenzie e nessuno aveva uno “sguardo d’insieme”. La necessità di prevedere un valido strumento di gestione e coordinazione delle informazioni aveva, quindi, indotto la CIA a predisporre, all’inizio del 2006, uno strumento specifico, ispirato all’enciclopedia libera “Wikipedia”, semplice e già rodato, eppure straordinariamente efficace: “Intellipedia”. Questa novità segna l’avvio di una nuova fase: il passaggio dall’Intelligence dell’ informazione all’Intelligence della comunicazione.
E’ di pochi giorni fa la notizia ufficiale che la Cia, la più nota agenzia di intelligence americana, ha sviluppato una propria enciclopedia on line. Lo scopo è far sì che tutte le agenzie che sui vari fronti si occupano di intelligence, possano consultare e condividere in maniera celere le informazioni.
Questo esperimento prende il nome di Intellipedia e, come il nome stesso fa venire in mente, è una versione “segreta” della più celebre sorella maggiore Wikipedia, notissima enciclopedia on line inventata 4 anni or sono.
L’accesso è ovviamente riservato agli “utenti” dell’intelligence, persone che hanno accesso a informazioni qualificate, e quindi non sarà possibile l’accesso, tramite rete, ai semplici civili.
L’idea è maturata in seno al DNI (Director of National Intelligence) capeggiata dallo Zar dell’intelligence, John Negroponte, quando gli esperti si sono interrogati sul problema di come evolvere la possibilità di scambiare informazione attraverso una rete riservata. Dalla collaborazione delle 16 agenzie americane è nata, nell’aprile scorso, Intellipedia, ma la sua nascita è stata svelata solo in questi giorni. L’annuncio è stato dato da Negroponte stesso in una conferenza stampa nella base militare Bolling Air Force Base, a Washington.
La necessità di un simile sistema di interscambio di informazioni è sorta all’indomani dell’11 settembre 2001, quando accadde – si seppe in seguito – che sia CIA che FBI erano in possesso di diverse informazioni sensibili riguardo all’imminente attentato ma che, non condividendole in maniera adeguata, non poterono prevederlo. Così come per la preparazione dell’attacco all’Iraq: aver avuto informazioni adeguate avrebbe impedito di prendere l’abbaglio sulle ipotetiche armi di distruzione di massa di Saddam Hussein. Lo stesso Negroponte afferma che certi errori di valutazione sarebbero stati evitati se si fossero condivise le informazioni in possesso alle varie agenzie in maniera migliore.
Tale sistema di condivisione delle informazioni potrebbe rivoluzionare gli standard dell’intelligence, al punto tale che per fare un National Intelligence Estimate (NIE), vale a dire un documento che fa il punto su una determinata situazione, potrebbe bastare solo consultare e stampare un report da questa immensa banca dati.
Ovviamente un simile sistema che preveda l’allocazione di molte informazioni sensibili su un network, seppur riservato, crea dubbi e perplessità in ordine ad una maggiore possibilità di fuga di notizie. Ma gli ideatori si assumono il rischio, ritenendo che siano di gran lunga maggiori i benefici rispetto ai possibili lati negativi. Ad ogni modo, per ora, l’accesso è strettamente riservato e limitato.
Come funziona tecnicamente
La banca dati dell’enciclopedia si trova su dei servers che fisicamente non sono connessi alla “normale” rete internet, ma su un network, riservato e protetto, che si chiama JWICS.
Il Joint Worldwide Intelligence Communications System (JWICS) è un sistema di interconnessione tra computers, usato dal Dipartimento della Difesa statunitense e dal Dipartimento di Stato, per trasferire informazioni riservate (comprese informazioni di livello TOP SECRET e SCI) attraverso un sistema di “pacchetto dati” smistati da un protocollo TCP/IP all’interno di un ambiente protetto.
Questo sistema fornisce anche altri servizi, come posta elettronica e collegamenti ipertestuali tra documenti. Per fare un parallelismo, questo sistema potrebbe essere definito la rete internet segreta del Dipartimento della Difesa, insieme alla rete SIPRNet.
Il JWICS che ha sostituito il vecchio Defence Data Network DSNET2 e DSNET3 è il più evoluto ed è basato su tecnologia ARPANET. Fornisce gli utenti del DOD Intelligence Information System (DODIIS) a livello SCI con un multimedia network ad alta velocità, usando un alto livello di comunicazione per permettere il facile utilizzo di dati, voce, immagini e grafica.
Il sistema usa il Joint Deployable Intelligence Support System (JDISS) come mezzo primario di interfaccia con l’operatore. Come il sistema All Source Analysis System, il JWICS è un sistema evoluto.
In seguito il sistema dovrebbe essere esteso anche alla rete SIPRNet, più esteso della rete JWICS e gestito dalla Defence Information System Agency. Rete accessibile a un maggior numero di utenti e che permette di raggiungere la massa critica necessaria di cui si dirà in seguito.
La DIA (Defense Intelligence Agency) stabilì che tutti gli Uffici Speciali di Sicurezza (SSOs) istallassero la JWICS.
L’enciclopedia “segreta” è sviluppata con un software wiki (dall’hawaiano “veloce”). Il punto forte di tale software è che è più facile da aggiornare di una normale pagina web. Nessuna conoscenza di linguaggi di programmazione o software è richiesta: né HTML, né nessun altro software come Microsoft FrontPage o Adobe. Con questi mezzi, infatti, si crea un prodotto che, una volta terminato, viene caricato sul server, mentre con un software wiki basta letteralmente premere un tasto sulla pagina web per ottenere le modifiche che si desiderano e per il collegamento ipertestuale è sufficiente copiare la URL nel test.
Intellipedia permette agli analisti di creare un argomento e poi aggiungere la loro conoscenza riguardo ad ogni documento, all’interno di uno “spazio di collaborazione”. Gli analisti che lavorano su un determinato caso possono andare a vedere se qualcuno sta lavorando sullo stesso caso e se, magari, ha altre o differenti informazioni o possono semplicemente aggiungere le informazioni che sono in loro possesso.
Secondo Mark Roseman, fondatore della CourseForum Technologies di Guelph – Ontario – che fornisce la versione commerciale dei software wiki, questi software funzionano molto bene nelle situazioni in cui le persone cercano una maniera per lavorare assieme e in un modo che soddisfi tutti.
Di certo la collaborazione ’on line’ non è una nuova invenzione, ma ciò che caratterizza questi software è il fatto che l’utente non necessita di software particolari e non serve nessun tipo di addestramento.
Una società di ricerca, la IDC di Framingham, nel 2002 fece uno studio da cui emerse che la e-mail era l’espediente più utilizzato. Facile da usare, ma il problema è che tutti i dati, poi, restano dentro i singoli account di ogni utente. Ebbene, proprio come le e-mail, i wiki software non necessitano di programmi specifici se non un web browser (Explorer, Opera, Natscape, Firefox, ecc) e i file vengono immagazzinati in un posto centrale e raggiungibile da chiunque in ogni momento. Una “pagina wiki” sembra come tutte le altre, solo che ha in un angolo un pulsante con scritto “edit”: cliccandoci sopra si accede ad una pagina che mostra la pagina web in formato testuale e, da lì, si possono apportare tutte le modifiche che si desiderano. Poi si salva e il lavoro entra in rete sulla pagina web.
Il dottor Calvin Andrus, capo dell’ufficio tecnologico per l’innovazione della CIA, in una conferenza, svolta ad aprile del 2006, ha dichiarato che la CIA aveva iniziato a usare i software wiki per uso interno e che tale utilizzo aveva portato ad un proliferare di 12.000 pagine all’interno del network top secret.
all’inizio di tutto non c’era materia e antimateria ma informazione e disinformazione in parti uguali ed invece di annichilire completamente è rimasta un po di informazione ed eccoci qua a chiederci chi c’era prima di noi e chi ci sarà dopo di noi e su quale pianeta andremo.