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Le distorsioni dei media riguardo a Israele: un esempio

Il giornalista-scrittore: Daniel Pipes

 Mark Lavie, da lungo tempo reporter dell’Associated Press in Israele, dovrebbe saperla lunga sulla politica di quel Paese. Ma riguardo alle tensioni esistenti in seno alla coalizione di governo oggi egli scrive così nel pezzo “Il Partito laburista israeliano: lasceremo se non ci sarà nessun progresso verso la pace”:
Un’uscita dei laburisti, un partito moderato seduto scomodamente accanto ai falchi nella coalizione di governo, potrebbe indebolire la maggioranza parlamentare del premier Benjamin Netanyahu e costringere a tornare alle urne. Il che affosserà per mesi i tentativi di conseguire la pace in Medio Oriente.
Queste due frasi constano di un linguaggio fazioso (“moderato”, “tentativi di conseguire la pace”), ma ciò che è realmente degno di nota è quanto Lavie scrive dopo nell’articolo:

http://it.danielpipes.org/blog/2011/01/distorsioni-dei-media-israele

Pezzo in lingua originale inglese:
http://www.danielpipes.org/blog/2011/01/media-distortion-about-israel-one-example

Primo Ministro di Israele:Benjamin Netanyahu

Anche se Netanyahu dovesse perdere i 13 seggi dei laburisti, la sua maggioranza parlamentare rimarrebbe intatta, per quanto risicata. Contando lo stesso Partito Likud di Netanyahu, i cinque partiti della sua coalizione che perseguono una linea “falchista” detengono 61 dei 120 seggi parlamentari, una maggioranza molto ridotta anche se il Partito Laburista dovesse uscire dalla coalizione.

Non solo Lavie qui si contraddice – il governo cadrebbe o no? – ma commette molti altri errori. Tanto per cominciare non menziona che:

Netanyahu inviterebbe a entrare nella coalizione l’Unione nazionale, un partito di destra con 4 seggi.
Le coalizioni ristrette costituiscono la regola nella politica israeliana mentre le ampie coalizioni come quella di Netanyahu sono l’eccezione.
In passato le coalizioni di 61 seggi sono state solide per anni.
Yitzhak Rabin ha approvato gli accordi di Oslo del 1993 con soli 61 voti.
Kadima, il più ampio partito della Knesset, si è staccato dal Likud; Netanyahu potrebbe in fieri spaccare Kadima e guadagnare altri 10 seggi.
Se si dovesse tornare alle urne, i sondaggi suggeriscono che il Likud e i partiti affiliati otterrebbero dei seggi. Ecco un esempio di un sondaggio condotto il 5 dicembre 2010, con gli attuali seggi parlamentari nelle parentesi quadre:

32 [27] Likud
26 [28] Kadima
18 [15] Yisrael Beiteinu
08 [13] Partito laburista
09 [11] Shas
05 [05] Yahadut Hatorah
03 [03] Jewish Home/Partito nazionale religioso (Nrp)
02 [03] Meretz
04 [04] Unione nazionale
03 [00] Partito centrista guidato da Yair Lapid
10 [11] Partiti arabi

Facendo un semplice calcolo matematico, se queste cifre risultassero vere, i partiti della coalizione che ora controllano 61 seggi, nella nuova Knesset, ne controllerebbero 67.

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