L’Unione Europea fa sentire la propria voce sulla situazione bielorussa, dopo la rielezione del Presidente Alexander Lukaschenko, al potere da 16 anni, che è avvenuta lo scorso mese di dicembre. Ufficialmente il Presidente e padrone di Minsk ha ottenuto l’80% dei consensi, ma sono state tantissime, come peraltro già in passato le voci critiche sulle modalità con cui avvengono le elezioni presidenziali. E così, dopo l’ultima tornata elettorale del 19 dicembre, ecco che molti oppositori si sono ritrovati in piazza per protestare contro l’ennesima dubbia rielezione. Proteste a cui si sono succedute ondate di arresti di oppositori politici, ragion per cui la UE ha deciso ufficialmente di disertare la cerimonia di insediamento di Lukaschenko.

Ma adesso le sanzioni non sono più un puro spauracchio per Minsk, perché l’Unione Europea e gli stessi Stati uniti hanno deciso di passare ai fatti. La UE, ad esempio, ha revocato i visti allo stesso Presidente della Bielorussia e a 157 suoi collaboratori e messo al bando i loro beni.
Gli USA, invece, hanno applicato sanzioni economiche, prevedendo la revoca delle licenze a due imprese di idrocarburi americane.
Intanto, da Minsk, la moglie di un oppositore al regime di Lukaschenko lancia il suo grido di allarme. Sostiene la donna che dopo gli arresti domiciliari del marito, in seguito alle proteste del dopo-elezioni, lei e l’uomo non possono avere contatti con il mondo esterno, né comunicare al telefono o con il computer, ina quanto il KGB (si chiama ancora così!) si sarebbe stabilizzato a casa sua e li controllerebbe 24 ore su 24.
Lukaschenko giunse al potere nel 1994, a pochissimi anni dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica. Da allora ha tentato di ricostruire dalle ceneri il sovietismo nel suo Paese, applicando una rigida dottrina comunista, nella gestione del potere e dell’economia. La stabilità politica e la relativa pace sociale in cui la Bielorussia versa dal dopo Urss hanno garantito indubbiamente un forte consenso popolare al presidente, sebbene la popolazione venga tenuta in una situazione di censura dell’informazione e senza rappresentanza delle opposizioni al suo regime.


Le sanzioni europee non sono giustificate e perseguono come spesso accade i doppi standard. Ă© palese.
gli standard sono sempre delle ” convenzioni politiche ” .