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Servizi Segreti: “ombre dietro Carlos?”

di Marco Federico

www.informativadintelligence.eu

Ilich Ramirez Sanchez

15/01/2012

E’ trascorso esattamente un mese dalla condanna all’ergastolo di Ilich Ramirez Sanchez, inflittagli dalla Corte d’Assise di Parigi.
Il mistero sulla strage di Bologna, nonostante la condanna di Carlos (detto lo Sciacallo), continua ad essere avvolta da “ombre e dubbi”.

Continuano infatti le indagini che aprono “nuovi scenari” che potrebbero rivelare sorprendenti verità.

La pista che si sta seguendo è quella già tracciata nel “Dossier, Strage di Bologna, la pista segreta“, di Gabriele Paradisi, Gian Paolo Pelizzaro e Francis dè Quengo de Tonquedec (Giraldi Editore Bologna).

Gli autori hanno evidenziato, attraverso documenti inediti, la pista palestinese e stanno preparando una nuova edizione più approfondita che rimarca “la collaborazione di Gheddafi”  con il terrorista Carlos.
 
Marco Federico
www.informativadintelligence.eu

8 Responses to Servizi Segreti: “ombre dietro Carlos?”

  1. Corto Rispondi

    Gennaio 17, 2012 at 4:59 am

    Nel mese di luglio 2011 sono stati iscritti nel registro degli indagati dalla Procura di Bologna, nell’ambito del nuovo procedimento penale sulla strage alla stazione aperto nel novembre 2005, i tedeschi Thomas Kram e Christa-Margot Frohlich, appartenenti al gruppo Carlos. Carlos compiva attentati per conto dell’Fplp (Fronte popolare per la liberazione della Palestina) e non esitava a mettere in atto attacchi terroristici per perorare la liberazione di “compagni” incarcerati. Le stragi franecsi del 1982-83 per le quali ha ricevuto l’ergastolo il mese scorso erano state organizzate e realizzate per chiedere la liberazione della moglie Magdalena Kopp e di Bruno Breguet arrestati dalle autorità francesi nel febbraio 1982. Nel novembre 1979 erano stati sequestrati due missili ed era stato arrestato il responsabile per l’Italia dell’Fplp Abu Anzeh Saleh, abitante a Bologna e condannato in primo grado a 7 anni di reclusione nel gennaio 1980. Dall’arresto al 1° agosto 1980, vigilia della strage, fu un susseguirsi di richieste e minacce da parte dell’Fplp e dei nostri servizi nei confronti dei magistrati. Pressioni che non sortirono alcun effetto. Saleh sarà liberato solo il 14 agosto 1981. La strage alla stazion fu una ritorsione palestinese?

  2. Luigi Rispondi

    Febbraio 6, 2012 at 9:03 am

    “The man who hijacked the world”. L’uomo che ha dirottato il mondo. Sarà un film ma qualcosa di vero ci sarà, o no?
    Certo trattare questi argomenti non è semplice ed oltre tutto è anche pericoloso, o no?
    Corto, hai fatto un’ottima sintesi, ma quali altre cose non si sanno ancora?

  3. Lion Rispondi

    Febbraio 20, 2012 at 5:07 am

    Fonte:www.segretidistato.it
    La strana difesa di Carlos

    Domenica 20 Novembre 2011 17:36 – Scritto da Redazione

    Giovedì 17 novembre 2011. Siamo giunti alla ottava udienza del processo a Carlos. Davanti ai sette magistrati che compongono la Corte d’Assise Speciale, il terrorista venezuelano negli ultimi giorni ha esposto la sua interpretazione degli attentati per cui è chiamato alla sbarra.

    Relativamente all’attentato della rue Marbeuf (vedi Scheda) con argomenti che hanno suscitato la sua stessa ilarità ha scagionato Christa Margot Fröhlich (vedi Scheda), accusata di essere la persona che noleggiò a Lubiana e portò a Parigi, l’Opel Kadett arancione immatricolata in Austria. Auto che scoppiò davanti alla sede del giornale filoirakeno e antisiriano Al Watan al-Arabi causando una vittima.

    Carlos ha dichiarato che l’attentato fu opera dei servizi siriani. Nessuno in effetti ha mai dubitato di una corresponsabilità siriama, ma è pure noto che il gruppo Carlos era finanziato e armato dal regime di Hafez el-Assad, così come da quello di Muhammar Gheddafi, per i quali compiva e non solo per riconoscenza sanguinose azioni.

    Per Carlos dunque la Fröhlich non ha “niente a che vedere” con l’attentato del 22 aprile 1982, ma la successiva, improbabile “difesa” della compagna tedesca nella quale egli si è arrampicato, ha sicuramente depotenziato le sue argomentazioni. Infatti Carlos, sorridendo, ha affermato che quando la Fröhlich fu arrestata a Fiumicino il 18 giugno 1982 (vedi articolo su Fröhlich) con una valigia Delsey contenente 3,5 chilogrammi di esplosivo, detonatori, sveglia e batterie, si era trattato solo di un tragico scambio.

    “Avevamo molte valigie. In effetti, la Fröhlich doveva consegnarne una con piccoli materiali di logistica ai palestinesi, ma si è sbagliata e ha preso con sé un’altra valigia che non era destinata a lei”. “È colpa mia!”, ha concluso Carlos. Dunque Christa Margot ha trascorso sei anni e quattro mesi in carcere solo per un errore, un banale scambio di valigie come nelle migliori commedie degli equivoci. Inutile dire che questa maldestra giustificazione per l’episodio del 1982 rende molto più debole anche il tentativo di dimostrare l’estraneità sua e della Fröhlich sui fatti di rue Marbeuf.

    Per quanto riguarda gli attentati del 31 dicembre 1983 alla stazione di Marsiglia (vedi Scheda) e al Tgv a Tain l’Hermitage (vedi Scheda), Carlos ha accusato i Gal (Grupos Antiterroristas de Liberación). Attivi dal 1983 al 1987 i Gal erano una formazione illegale costituita da funzionari del governo spagnolo, all’epoca retto dal socialista Felipe Gonzales (Psoe), ministro dell’Interno José Barrionuevo. I Gal avevano la missione di combattere l’Eta (Euskadi Ta Askatasuna, Patria Basca e Liberta) soprattutto in territorio francese, retroguardia dei militanti armati baschi. Per le attività dei Gal, che portarono all’eliminazione di almeno una trentina di militanti dell’Eta, si parlò espressamente di “terrorismo di Stato”.

    Secondo uno degli avvocati di Carlos, Francis Vuillemin, solo quattro settimane prima del doppio attentato del 31 dicembre 1983, la polizia francese aveva segnalato che i Gal stavano preparando un attacco contro “una stazione ed un treno”. Un annuncio simile “è molto più e molto meglio di una rivendicazione”, ha aggiunto Vuillemin, ma “l’informativa fu dimenticata”. L’altro avvocato di Carlos, sua moglie Isabelle Coutant Peyre, ha ribadito che gli investigatori abbandonarono “troppo presto” la pista dei GAL.

    Per l’accusa, l’avvocato generale della Procura Olivier Bray, ha liquidato le tesi di Carlos, definito un “affabulatore”, sottolineando che i GAL all’epoca non “erano sufficientemente forti da organizzare questi attentati”. Viceversa vennero prese in considerazione le rivendicazioni di matrice araba fatte giungere il 2 gennaio alle agenzie di stampa dall’Organizzazione della Lotta armata araba che dichiarava gli attentati in Francia la risposta agli attacchi aerei dell’esercito francese contro una base sciita pro-iraniana a Baalbek in Libano.

    Il 3 gennaio 1984 inoltre, due lettere manoscritte inviate da Berlino ovest all’Agenzia France Presse ed alla Associated Press confermarono quella pista. “Quella rivendicazione ci sembrò la più plausibile”, ha affermato il testimone Alain Helfrich, poliziotto in pensione, che ha ricordato poi come le indagini abbiano dimostrato che quelle due lettere furono scritte a mano da Carlos in persona

  4. Fortitudo Rispondi

    Febbraio 20, 2012 at 5:32 am

    Quanti intrecci ma, forse, una sola matassa ed è per questo che ritengo veramente interessante leggere questo articolo scritto da: Gian Paolo Pelizzaro, Gabriele Paradisi, François de Quengo de Tonquédec – (segretidistato.it)

    Il quotidiano la Repubblica, una vera e propria corazzata mediatica, apparentemente invincibile nel desolante panorama dell’informazione italiana, si assume spesso il ruolo di apripista dando il via a violente campagne demolitrici e lanciando la volata a tanti piccoli diligenti imitatori che svolgono il loro oscuro lavoro in altre meno diffuse testate.

    Accadde già nel novembre 2006, dopo la morte per avvelenamento da polonio di Aleksander Litvinenko, l’ex ufficiale del servizio di sicurezza russo (prima Kgb e poi Fsb) rifugiatosi nel Regno Unito, quando Giuseppe D’Avanzo e Carlo Bonini, attraverso l’attacco diretto e spietato contro l’allora senatore Paolo Guzzanti e il consulente Mario Scaramella, dettero il via ad una corrosiva campagna stampa, su cui finirono per appiattirsi pressoché tutti gli altri quotidiani nazionali, che in realtà voleva colpire e derubricare a mero luogo di produzione di documenti falsi la Commissione bicamerale d’inchiesta sul dossier Mitrokhin.

    Vedremo, in ultima analisi, che anche lo spunto lanciato da Federica Angeli e Francesco Viviano con l’articolo “Alemanno truffato da finti 007 trattava dossier contro la sinistra”, pubblicato su Repubblica il 7 ottobre 2011 (http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=15887K), finirà per parare in quegli stessi luoghi, che ad alcuni devono apparire particolarmente scomodi.

    L’articolo in oggetto prende spunto dalla mancata audizione del sindaco di Roma Gianni Alemanno, nell’ambito della seconda udienza del procedimento penale che lo vede come parte lesa in un tentativo di truffa operato nel 2007 (guarda caso lo stesso periodo della citata campagna anti Commissione Mitrokhin). Alcuni sedicenti agenti dei servizi segreti cercarono un contatto con l’allora presidente della federazione romana di Alleanza nazionale, proponendo dossier su uomini politici di centrosinistra, ma anche di centrodestra (questa parte però, non risultando funzionale all’obbiettivo dei giornalisti di Repubblica, nell’articolo in questione è ignorata). Alemanno, com’è naturale che avvenga in queste situazioni, anche per circostanziare un’eventuale denuncia, accettò di incontrare questi intermediari per cercare di capire l’oggetto della proposta (ciò avvenne il 16 maggio 2007). Alemanno delegò quindi Gian Paolo Pelizzaro, «redattore della rivista Area, una persona nei cui confronti ho fiducia [ha dichiarato Alemanno ai giudici]», esperto di intelligence e già consulente della Commissione stragi e della Commissione Mitrokhin, a verificare l’affidabilità delle informazioni e della documentazione millantata. Pelizzaro incontrò gli emissari nel pomeriggio del 17 maggio.

    I presunti dossier (800-850 pagine) non vennero in realtà mai prodotti né quindi fatti circolare, proprio grazie alla tempestività con cui Pelizzaro informò Alemanno della pericolosità dei personaggi e dei loro comportamenti. I sedicenti 007 vennero denunciati immediatamente il 18 maggio alle autorità competenti. Il tutto dunque si risolse in nemmeno due giorni.

    L’articolo di Repubblica ovviamente non fa riferimento a date, lascia il tutto indeterminato, facendo credere invece che Alemanno fosse allettato da questa polpetta avvelenata (“lui si mostrò interessato”).

    L’8 ottobre 2011 sul Fatto Quotidiano (http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=159VYL) è Rita Di Giovacchino a riprendere la notizia lanciata da Repubblica, dando il “giusto” risalto al vero oggetto d’interesse dell’intera questione. Al di là di evidenti incongruenze e pacchiani errori che infarciscono il pezzo della Di Giovacchino (Alemanno quando si svolse la vicenda non era ancora sindaco, lo diventerà solo un anno dopo, il 28 aprile 2008, e quindi non avrebbe potuto, anche volendo, spendere la «non irrilevante somma di 70/80 milioni di dollari, una bella cifra considerata la crisi che attanagliava (e attanaglia) la Giunta capitolina»), l’affondo vero e proprio è diretto al collaboratore Pelizzaro, e al ruolo da esso svolto nella famigerata Commissione Mitrokhin, presentato nell’articolo come: «“esperto” di falsi dossier».

    Va dato atto al Fatto Quotidiano di aver pubblicato il 9 ottobre 2011, nella rubrica Diritto di Replica, una lettera di Pelizzaro in cui egli ha avuto modo di spiegare la sua posizione e il suo operato nella vicenda dei falsi 007 (http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=15B5OU).

    Ma vogliamo tornare all’argomento a nostro avviso centrale, anche perché la Di Giovacchino, nella controreplica del 9 ottobre, ha ritenuto necessario ribadire un concetto e cioè: «Caro Pelizzaro, non intendevo diffamarla e tantomeno insinuare nulla definendola “esperto di falsi dossier”, era solo una battuta riferita non a lei ma alla qualità dei documenti, oggetto della commissione Mitrokhin, che molti si ostinano a ritenere non autentici».

    Chi siano i “molti” che si ostinano a ritenere “non autentici” i documenti della Commissione Mitrokhin non è dato sapere.

    Quello che c’è da chiedersi è quale sia stato il vero motivo che ha spinto qualche misteriosa entità ad un intenso e subdolo “lavorio” nei riguardi di una parte dei materiali raccolti dalla Commissione Mitrokhin se questi documenti erano così “non autentici”, come “molti” ritengono.

    Ma a ben vedere, le generiche accuse alla Commissione Mitrokhin hanno qualche fondamento.
    In effetti, agli atti dell’ex organismo parlamentare di inchiesta, esiste almeno un documento palesemente manipolato tanto da far sorgere molti sospetti sulle finalità di quell’elaborato. Come abbiamo già avuto modo di documentare, sia nel nostro libro Dossier Strage di Bologna. La pista segreta (Giraldi, Bologna 2010), sia nell’articolo “Strage di Bologna. Commissione Mitrokhin, dentro la fabbrica dei falsi”, pubblicato su Segretidistato.it il 24 settembre 2011, il Documento conclusivo sull’attività svolta e sui risultati dell’inchiesta, presentato dai commissari di centrosinistra della Commissione Mitrokhin il 23 marzo 2006, contiene nel capitolo dedicato alla strage di Bologna del 2 agosto 1980, palesi manipolazioni ed omissioni di documenti della polizia italiana, tedesca e di quella della Germania orientale.

    Per una dettagliata descrizione dei falsi citati, rimandiamo alla lettura del libro e dell’articolo, qui ci limitiamo a richiamarli a grandi linee:
    1) la trascrizione manipolata di un telex del 1° agosto 1980 redatto dalla polizia di frontiera italiana. In esso era descritto l’arrivo a Chiasso alle 10,30 del terrorista tedesco Thomas Kram. Costui essendo iscritto in Rubrica di frontiera veniva perquisito e fatto ripartire per Milano alle ore 12,08. La manipolazione della trascrizione operata sul Documento conclusivo, avrebbe poi permesso a Kram, in una intervista al manifesto pubblicata il 1° agosto 2007, di giustificare il suo pernotto a Bologna la notte tra il 1° e il 2 agosto (giorno della strage alla stazione), del tutto casuale e dovuto solo al ritardo (nella realtà pressoché inesistente) accumulato a Chiasso.

    2) L’omissione di una parte del mandato di cattura delle autorità tedesche nei confronti di Thomas Kram del 6 dicembre 2000. In esso Kram era definito “specialista nella falsificazione di passaporti”, ma anche come qualcuno che “non aveva difficoltà a preparare cariche esplosive e detonatori a tempo”. Mentre la prima caratteristica di Kram, la sua capacità cioè di falsificare documenti, viene ribadita nel Documento conclusivo dai commissari di minoranza ben sei volte in cinque pagine, la seconda e più inquietante caratteristica, la capacità di preparare esplosivi, non viene mai citata.

    3) L’omissione di una parte del documento della Stasi (la polizia segreta della Germania orientale) del 18 marzo 1981. Il documento della Stasi costituisce una sorta di organigramma del gruppo Carlos, detto anche “Separat”. In esso Thomas Kram figura tra i membri permanenti del gruppo. Nel Documento conclusivo i commissari di minoranza, pur riferendosi a quello stesso documento del 18 marzo 1981, sostengono che Kram «non risulta inserito tra i principali quadri del gruppo Carlos né tra i dirigenti né tra i componenti».

    Il problema adesso è capire chi è l’autore di queste manipolazioni e a quale scopo vennero compiute e inserite in atti ufficiali del Parlamento italiano.

    • Fortitudo Rispondi

      Febbraio 20, 2012 at 12:49 pm

      Interessante articolo di Gabriele Paradisi

      Un segreto svelato sulla strage di Bologna?

      Contrariamente a tutti i discorsi che si fanno impropriamente intorno al segreto di Stato che non c’è, non si parla mai, o quasi mai, dei veri segreti di Stato che invece sono stati opposti e sono tutt’ora vigenti.

      Segreto sollevato dal colonnello Stefano Giovannone, uomo di Aldo Moro e capocentro tra il 1972 e il 1981 a Beirut del Sid e poi del Sismi, durante il procedimento penale relativo alla scomparsa dei giornalisti Italo Toni (nato nel 1930) e Graziella De Palo (nata nel 1956) avvenuta in Libano il 2 settembre 1980, esattamente un mese dopo la strage alla stazione. Il segreto venne confermato dal presidente del Consiglio Bettino Craxi il 28 agosto 1984, è stato prorogato in un primo momento da Silvio Berlusconi al 31 dicembre 2010 e recentemente esteso fino al limite massimo previsto dalla nuova legge sui servizi approvata nel 2007, al 31 agosto 2014. link. La tragica vicenda che ha riguardato i due giornalisti purtroppo non è mai diventata argomento di discussione corrente tanto che anche il recente citato prolungamento del segreto è passato nell’indifferenza più totale. Ne ha parlato, va detto, Antonella Beccaria nel suo blog.
      Segreto sollevato nel procedimento penale contro Abu Ayad (membro del Consiglio centrale dell’Olp e responsabile per Al Fatah dell’apparato per la Sicurezza), sul traffico d’armi tra Olp e Brigate rosse.
      Segreto opposto nell’ambito del procedimento penale istruito, come il precedente, dal giudice istruttore Carlo Mastelloni sulla caduta dell’aereo dei servizi Argo 16 (avvenuta a Marghera il 23 novembre 1973). Sia questo sia il precedente segreto furono confermati dal presidente del Consiglio Ciriaco De Mita il 25 giugno 1988 e il 28 dicembre 1988.
      Il caso Toni De Palo appena descritto dimostra inoltre che la durata del segreto di Stato secondo la legge del 2007 (15 anni prorogabili per altri 15 anni) decorre dal momento dell’opposizione del segreto medesimo (in questo caso dall’agosto 1984), non dalla data dell’evento relativo (in questo caso il 2 settembre 1980).

      III. Questi (o altri) segreti di Stato potrebbero avere qualcosa a che fare con la strage di Bologna?

      A tal proposito è molto interessante sentire cosa ha detto a riguardo l’on. Massimo D’Alema, presidente del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, nella relazione intitolata “Segreto di Stato e accesso agli archivi: a quattro anni dalla riforma dei Servizi di informazione”, presentata allo stesso convegno sugli Archivi negati, già citato precedentemente:

      “… io non credo che il segreto di Stato costituisca davvero il principale ostacolo, o un ostacolo rilevante, rispetto all’accertamento della verità nelle vicende relative alle stragi. Non solo perché in nessuna di queste vicende risulta esplicitamente opposto, anche se qui noi ci siamo posti un interrogativo e cioè in che misura l’opposizione del segreto di Stato, pur non potendo riguardare le vicende di stragi, ma opposto in altre vicende e poi estensivamente utilizzato, possa avere ostacolato la ricerca della verità anche in questo campo. E qui si possono fare degli esempi: la vicenda Eni-Petronim, il caso Toni-De Palo e il presunto traffico di armi tra Olp e Brigate rosse, per esempio, sono vicende sulle quali si è esercitato il segreto di Stato. Ora naturalmente questo segreto di Stato ha portato a secretare un’enorme mole di documenti, la cui de-secretazione potrebbe forse anche indirettamente aiutare ad accertare la verità in altre vicende. Quindi da questo punto di vista io credo che una certa vigilanza sugli effetti indiretti che l’uso del segreto può avere avuto è giusto farla; in gran parte si tratta di segreti che sono in scadenza e evidentemente non dovrebbero esserci difficoltà a trasmettere all’autorità giudiziaria documenti su cui scada il segreto di Stato che possano essere utili in quanto collegati ─ magari anche per ricostruire un insieme di rapporti, di relazioni ─ a vicende che sono direttamente interessate da indagini per i gravi reati di cui abbiamo parlato qui.”

      È interessante osservare che già nel febbraio 2006 argomentazioni simili, anche se articolate in modo più analitico e documentato, erano state avanzate da Lorenzo Matassa e Gian Paolo Pelizzaro nel capitolo 12 dal titolo “I segreti di Stato” (pp. 169-176) della loro Relazione sul gruppo Separat e il contesto dell’attentato del 2 agosto 1980, depositata alla Commissione parlamentare d’inchiesta Mitrokhin.

      L’intero intervento di D’Alema, ma anche quelli degli altri relatori, compreso Paolo Bolognesi e Daria Bonfietti, si possono ascoltare su Radio radicale al link.

      IV. Un segreto svelato sulla strage di Bologna?

      Proponiamo di seguito alcune righe di uno straordinario documento ritrovato tra gli atti del procedimento penale 204/83 istruito dal giudice Carlo Mastelloni del Tribunale di Venezia (contro Abu Ayad sul traffico di armi Olp-Br, già citato). Il documento è stato reso noto per la prima volta sul blog Cieli Limpidi il 31 luglio 2009 ed è stato pubblicato nel volume “Dossier. Strage di Bologna. La pista segreta” di Gabriele Paradisi, Gian Paolo Pelizzaro e François de Quengo de Tonquédec, Bologna, Giraldi 2010, pp. 65-67, pp. 95-99 e pp. 193-198).

      L’8 ottobre 1986 il generale di Cavalleria Silvio Di Napoli (nel 1979-1980 era tenente colonnello del Sismi addetto a ricevere le informative di Giovannone da Beirut), dichiarava al termine della sua deposizione quanto segue:

      Dopo la prima condanna inflitta agli autonomi e al giordano pervenne da Giovannone l’informativa secondo cui l’Fplp aveva preso contatti con il terrorista Carlos. Ciò avallò la minaccia prospettata da Habbas[h]

      Queste parole furono vergate a mano dallo stesso giudice istruttore Carlo Mastelloni.

      Il testo va così spiegato:

      La condanna di cui si parla è quella inflitta dal Tribunale di Chieti il 25 gennaio 1980, per il trasporto di due missili Sam 7 Strela di fabbricazione sovietica, agli autonomi Daniele Pifano, Luciano Giuseppe Nieri, Giorgio Baumgartner (esponenti dell’Autonomia romana) e al giordano Abu Anzeh Saleh (responsabile militare per l’Italia dell’Fplp – Fronte popolare per la liberazione della Palestina). Il colonnello Stefano Giovannone era il capo centro del Sismi a Beirut come già ricordato; Carlos è il noto terrorista venezuelano Ilich Ramirez Sanchez; George Habbash era il leader politico dell’Fplp.

      Questo, a nostro avviso, è un piccolo ma rilevantissimo esempio di come un frammento di verità possa emergere proprio da quei contesti dei segreti di Stato sopra ricordati.

  5. Enigma Rispondi

    Aprile 1, 2012 at 11:00 am

    Certo sarebbe anche interessante capire qual’è il criterio adottato dagli inquirenti nelle indagini sulla strage di Bologna, tracciare il percorso ed il perchè, per decenni, si è puntato più che “il dito la mano” su Valerio Fioravanti (detto Giusva!) ex militante neo-fascista, nonchè, capo del gruppo terroristico di estrema destra NAR (nuclei armati rivoluzionari)Riconosciuto colpevole con sentenze passate in giudicato della strage di Bologna del 2 agosto 1980. Misteri d’Italia?
    Chi è realmente Thomas Kram (il terrorista di sinistra tedesco)? Potrebbe da ulteriori indagini risultare la chiave o, se preferite un termine attuale ed informatico di oggi, la password giusta, per accedere, all’intreccio ed “enigma” della strage di Bologna? Ai posteri l’ardua sentenza?

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