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Servizi Segreti: intervista a Savino Bracco

di Marco Federico

 

Nel Nome del Popolo italiano...

Mi piace citare questa frase per introdurre un avvocato temerario e spesso controcorrente, che ha svolto e svolge la sua professione con determinazione, anche rompendo talvolta gli schemi prestabiliti…

Savino Bracco, nel suo studio, a Torino, mi riceve con grande disponibilità.

Ho dinanzi un uomo dallo sguardo attento e scrutatore, come colui che non ha tempo da perdere ed è abituato a “mettere subito a fuoco” il suo interlocutore…

Ironico e, in alcune circostanze, anche pungente, sicuramente un eccellente oratore, oltre che un grande professionista del Foro.

Ha vissuto in prima linea tutti quei processi riguardanti la mafia, diventati ormai storici…

E’ stato il difensore del pentito Balduccio Di Maggio che, come sappiamo, con le sue rivelazioni, ha consentito la cattura del boss,Totò Riina.

il boss: Totò Riina

Nell’aula bunker del carcere Pagliarelli di Palermo, è iniziato  il processo sulla “presunta trattativa tra Stato e mafia”, tematica scottante e, purtroppo, ancora in corso…

 

Avvocato Savino, ad un uomo della sua esperienza chiedo:  si arriverà mai a trovare il filo di questa ingarbugliata matassa per stabilire fatti e misfatti?

S.Bracco: no, non si arriverà mai, ma neppure, è tanto importante.

Se anche vi fosse stata  una trattativa- ed io lo ignoro, la definirei piuttosto, un tentativo di conoscere meglio il proprio avversario, direi piuttosto un sondaggio,-la cosa non sarebbe né fuor di luogo, né stupefacente:si potrebbe solo dire che in una situazione emergenziale “ sono state provate tutte”.

Infatti il contatto- se mai ci fosse stato-  non è un modo di muoversi univoco dal quale si possa desumere sempre e soltanto  qualcosa di poco chiaro: spesso anzi è un modo essenziale per approfondire  la conoscenza  del proprio nemico.

 

M. Federico:  il rapporto collusivo tra mafia e politica, secondo lei, da quali fattori è prevalentemente determinato?

S.Bracco:  I SOLDI: il che è peraltro perfettamente adeguato ai nostri tempi sgangherati, in cui il guadagno non è sempre proporzionale alla capacità o al merito, ma troppo spesso alla furbizia  ed alla compiacenza.

M.Federico: la moderna criminalità  organizzata per le forme che ha assunto, in questo caos e disorientamento politico, può determinare un forte pericolo anche per la democrazia?

S.Bracco: SE LO STATO SAPRA’ ESSERE STATO E PATRIA, PULITO, ONESTO, PADRE DI TUTTI I CITTADINI, E NON PADRE DI ALCUNI e PADRONE DI ALTRI. Guardi nemmeno  nell’america  degli anni 30…. Eppure allora i criminali erano assai temibili…..ma anche lo stato si sforzava di essere rispettabile…..

M.Federico: il sentimento di sfiducia e di insicurezza che la maggior parte dei cittadini prova nei confronti delle istituzioni, per le vicende attuali, potrebbe rappresentare terreno fertile per tutte quelle organizzazioni criminali e terroristiche sempre in agguato ?

S.Bracco: no, saremo guidati e condotti da persone serie; no se un politicante  potrà vivere nel lusso più sfarzoso, mentre  il poveraccio onesto della via vicino , crepa di fame assieme ai suoi cari.

M.Federico:  lei era un grande amico del generale dei Carabinieri Francesco Delfino, a suo tempo coinvolto nelle accuse di favoreggiamento ed occultamento, nei confronti di Antonio Nirta, suo informatore…

Come ha vissuto questa vicenda delicata?

Gen. F.sco Delfino

S.Bracco: SONO STATO UN GRANDE AMICO DI QUELL’UOMO, E LUI È STATO AMICO MIO. MI APRIVA IL SUO CUORE, GLI APRIVO IL MIO. SPESSO PARLAVAMO  INSIEME PER ORE. ESISTEVA FRA NOI GRANDE STIMA.

 

CI RISPETTAVAMO, E SOPRATTUTTO RISPETTAVAMO RECIPROCAMENTE  LE NOSTRE VITE E LE NOSTRE INTIMITA’:INOLTRE IO SONO UN AVVOCATO, LUI ERA UN GENERALE DELL’ARMA DEI CARABINIERI. SE AVEVA ALTRE BEGHE NON LE VENIVA A RACCONTARE A ME.

 

Grazie avvocato! Alla prossima…

Avvocato, riprendiamo da dove eravamo rimasti… 

…Purtroppo nel corso degli anni altri professionisti della lotta contro la criminalità organizzata, sono stati e, sono ancora oggi indagati per presunta collusione con la mafia, come, ad esempio, il generale Mario Mori.

 

Gen. Mario Mori

M.Federico:  Un uomo che ha sempre perseguito la giustizia, oggi si ritrova perseguitato dalla stessa…Non le sembra un paradosso inquisire chi ha speso una vita per sconfiggere la mafia?

S.Bracco:  A  mio avviso – quando si accusano Servitori dello Stato con lunghi anni di fedele servizio bisogna avere in pugno prove ferree e stare molto attenti a non fornire  salvacondotti di immunità e di presunta  grande cultura social- criminologica a troppi “mafiologi” improvvisati- magari da troppo tempo- ed imprestati ad analisi  di sociologia criminale spicciola.

Inoltre mi sembra del tutto ingiusto, spesso anzi manifestazione di soffocante emotività , crocifiggere senza prove, al più  con la complicità di qualche diffidenza, e con il rumoreggiante consenso di  moltitudini assai  spesso disinformate, persone- spesso rappresentanti delle Istituzioni- che per lungo tempo, con condotta specchiata, si sono certamente  confrontate  con la criminalità organizzata, come oppositori della medesima, facendosì così alcuni amici, ma certo molti nemici pronti a tutto, ed in particolare a portare avanti –con l’inconsapevole aiuto dei poco accorti di turno-campagne che screditando l’opera di uno, vogliono delegittimare il tutto operato contro di loro.

M.Federico:  Ci può dire a grandi linee chi è un pentito di mafia? Diventa veramente un collaboratore di giustizia o, piuttosto, approfitta della condizione di “privilegio” in cui viene a trovarsi?

S.Bracco:  Tralasciamo ovviamente il significato morale del termine “  pentito” che afferisce appunto a momenti intimi della realtà  etica di ognuno.

Come figura giuridica il Pentito appare delinearsi come un personaggio che  per le più svariate motivazioni coglie l’occasione del processo per  farla finita con una vita sbagliata, contrastante con l’Ordinamento Penale, e perciò profitta anche di trattamenti sanzionatori preferenziali rivolti a colui che intenda cogliere il processo come accadimento ed occasione per troncare con un passato criminale.

Il tutto ben sapendo-perché gli viene spiegato- che  ogni beneficio non sarà un regalo indiscriminato, ma collegato  alla verità delle sue affermazioni, che vengono ( o dovrebbero sempre venire) meticolosamente controllate

M.Federico:   Tra i diversi assistiti, pentiti di mafia, c’è qualcuno di cui conserva un ricordo particolare?

S.Bracco: Sì, uno c’è. Ma il suo nome lo tengo rigorosamente per me.

Alcuni Magistrati possono immaginare chi sia.

Molti miei Colleghi anche.

Nei miei collaboratori è rimasto un segno di questa  esperienza.

Voglio dire che questo personaggio ha tratto  grande maturazione e consapevolezza morale e civile dalla sua tutt’altro che semplice vicenda

M.Federico:   In tutto il suo percorso professionale svolto fino ad oggi, cosa non farebbe più e cosa, invece, rifarebbe non una, ma cento volte?

S.Bracco: Una cosa che non farei più, è quella di fidarmi di tutti quelli che  dicono di voler ostacolare il Crimine organizzato.

Già oggi distiguo bene tra persona e persona secondo il detto

“chi sa fare faccia, chi non sa fare parli”

Una cosa che rifarei cento e più volte, e che ho sempre fatto, è mettere subito ben in chiaro che il difensore è una cosa ben diversa dall’amico. Anzi , con l’amico non ha proprio nulla da vedere.

M Federico:   Come uomo di giustizia oltre che criminologo, chi meglio di lei potrebbe analizzare in maniera dettagliata   la realtà, spesso atroce, di questi nostri tempi?

S.Bracco: Ah, guardi, se per questo si pensa a qualche grande professore, siamo proprio su una strada sbagliata.

Credo che qualunque persona che abbia una grossa esperienza di vita, e che la riguardi con serietà ed onestà lo potrebbe fare. Cioè chiunque anteponga il dovere di fare le cose bene e giustamente al semplice e semplicistico farle tanto perché siano fatte.

Va bene una qualsiasi persona di quelle che ci tengono che in futuro, camminando per strada, quello che la incontra saluti, invece di  attraversare.

M Federico:   Per un giorno provi a pensare di essere nelle cosiddette “stanze decisionali della politica”, a cosa darebbe priorità assoluta?

S.Bracco: Beh, questo mi viene già più difficile pensarlo, che son vecchietto.

Certo, per primo tutti devono avere un lavoro che  possa far vivere decentemente.

Gli ammalati , i vecchi, i bambini devono avere tutto quello che serve a loro. Sennò perché siamo arrivati fin qui?

M Federico: 
Savino Bracco, se non avesse fatto l’avvocato, a quale altra professione si sarebbe dedicato?

S.Bracco: Alcune volte ci penso: magari l’agricoltore:pianti un seme, se poi lo sai accudire, cresce

 

Torino, 6.11.2012

Grazie e un arrivederci a presto.

13 Responses to Servizi Segreti: intervista a Savino Bracco

  1. Fortitudo Rispondi

    Novembre 3, 2012 at 6:49 am

    Il gen. Delfino, un esperto di attività informative, mi ha fatto piacere che qualcuno lo ha menzionato. In questo nostro Paese, qualcun altro non dovrebbe dimenticarsi di coloro (sono tanti) che hanno servito la Patria.

  2. Admin Rispondi

    Novembre 3, 2012 at 7:37 am

    Vi consiglio di leggere: “la verità di un generale scomodo” di F. Delfino

  3. Paolo Rispondi

    Novembre 3, 2012 at 7:43 am

    … ha propiziato l’arresto di Totò Riina, grazie alle confessioni rese a lui da Balduccio Di Maggio. Ha lavorato nel Sismi per dieci anni.

    Sicuramente si tratta di un personaggio particolare.

  4. Tiziana Rispondi

    Novembre 3, 2012 at 7:53 am

    L’avvocato Savino Bracco, a causa della sua professione, ha avuto anche momenti difficili a causa dei suoi assistiti, come appunto lo è stato il pentito Balduccio Di Maggio.
    Ben vengano avvocati di questo rango.

  5. Renato Rispondi

    Novembre 3, 2012 at 1:33 pm

    l’intervista è stata troppo sintetica.
    l’avvocato Savino Bracco potrebbe raccontare tante “storie” che farebbero aprire gli occhi a tanta gente.
    Un UOMO innanzitutto.
    Un GRANDE professionista.

    • Mariapia Rispondi

      Novembre 4, 2012 at 12:05 pm

      Condivido la definizione in uno con la richiesta di proseguire nella diffusione del suo modo di intendere la vita e le persone, contraddistinto da rigore, che in qualche caso appare eccessivo ma che a posteriori ripaga l’onere di averlo seguito.

  6. Marco Federico Rispondi

    Novembre 3, 2012 at 7:54 pm

    Certamente! Abbi fede Renato!

  7. Mariapia Rispondi

    Novembre 4, 2012 at 6:06 am

    Da allieva dell’avv. Savino Bracco non mi stupisco della sua concisa intervista che però, non ha evidenziato la statura del professionista che, pur nelle difficoltà e amarezze incontrate, non è mai venuto a compromessi con nessuno, a differenza di altri che hanno abdicato alla loro dignità e decoro professionale. Sicuramente un esempio da tenere a mente.

  8. Admin Rispondi

    Novembre 4, 2012 at 8:55 am

    Condivido Mariella, io purtroppo non ho avuto questo privilegio, potresti raccontarci tu qualche cosa in proposito? Sai spesso la categoria è bistrattata, non riconosciuta come merita, o no?

  9. Luisa Rispondi

    Novembre 4, 2012 at 9:05 am

    Scusa volevo dire Mariapia.

  10. carlo Rispondi

    Novembre 5, 2012 at 5:19 pm

    L’Avv.to Bracco ha il coraggio di dire le verità scomode.
    Per questo c’è bisogno che parli: perché non sarà mai politicamente corretto, ma sempre intellettualmente onesto.

  11. Fortitudo Rispondi

    Novembre 6, 2012 at 5:44 am

    Concordo con quanto asserisce Carlo…Ben vengano gli uomini intellettualmente liberi ed onesti che non si “vendono” alla politica fatta spesso principalmente per interessi di parte…

  12. Avangers Rispondi

    Novembre 7, 2012 at 5:02 pm

    Era l’anno 1986 diverse copie di un volantino sono state distribuite da alcuni imputati in due processi che si celebrano a Torino contro due organizzazioni i clan dei catanesi e alla ‘ ndrangheta . Vi sono contenute minacce nei confronti di cinque legali e un invito a tutta la popolazione detenuta a revocarli o a non nominarli. Il documento è stato consegnato all’ avvocato Antonio Foti durante una pausa dell’ udienza al processo per sequestri di persona ad opera dei calabresi. Altri, dello stesso tipo, sono stati dati da alcuni catanesi. La lista degli avvocati che dovevano essere revocati, era, è di cinque nomi: Savino Bracco, Alfredo Frascarolo, Ennio Galasso, Mauro Scaffa e Gioacchino Gemelli. Savino Bracco un uomo di grande spessore morale e professionale…un uomo che non ha mai mollato!!!

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