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TEMPI: “ASPETTANDO GIUSTIZIA”

Il generale Mori dovrà ricominciare ad aspettare giustizia. Il nuovo papello si chiama “protocollo farfalla”

www.tempi.it
ottobre 5, 2014 Emanuele Boffi

Quando partecipò all’incontro di Tempi, l’ex capo dei servizi segreti l’aveva detto: «Il più grave errore della mia vita è stato arrestare Riina. E questo non mi è mai stato perdonato perché è dal ’94 che sono sotto processo, mediatico e giudiziario»

aspettando-giustiziaNel settembre 2012 il generale Mario Mori partecipò a un incontro organizzato da Tempi, “Aspettando giustizia”. E la giustizia arrivò nel luglio 2013 quando la IV sezione penale del tribunale di Palermo assolse lui e il colonnello Mauro Obinu dall’accusa di favoreggiamento aggravato alla mafia, per aver impedito la cattura del boss di Cosa nostra Bernardo Provenzano a Mezzojuso nel 1995. Con quell’assoluzione si concluse un processo durato cinque anni e cento udienze, la maggior parte delle quali Mori visse in aula. Da “servitore dello Stato”, quale si è sempre definito, l’ex capo dei nostri servizi segreti ha sempre sentito come proprio dovere essere presente in tribunale. Rare, invece, sono state le sue apparizioni in tv e sui giornali. In quei cinque anni non ha fatto il giro delle sette chiese dei talk show politici, ha centellinato le sue interviste, ha evitato le apparizioni in pubblico. Quando lo fece – come nel caso dell’incontro di Tempi (qui il video) – intervenne sempre in modo pacato, poggiando le sue parole su dati di fatto, non su “ricostruzioni”. Fu in quella occasione che, con amara ironia, Mori disse: «Io ho fatto tanti errori nella mia vita, ma quello più grande l’ho commesso quando un giorno i militari da me diretti hanno arrestato Totò Riina. E questo non mi è mai stato perdonato perché è dal 1994 che io sono sotto processo, mediatico e giudiziario. Scatenando l’ira dei miei avvocati ho rifiutato la prescrizione perché io non mi voglio difendere dal processo, ma nel processo e come uomo delle istituzioni non voglio rifiutare questa giustizia, anche se a volte è malagiustizia».

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