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Servizi Segreti: “Guerra d’Informazione”

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di Alessandro Continiello

(Information Warfare)

Si parla sovente – e giustamente – di un nuovo fronte o modalità di guerra: la c.d. “guerra cibernetica” nota, nell’ambito operativo militare, con il termine anglofono cyberwarfare.

Si esercita con lo spiegamento di forze non convenzionali, l’uso dei mezzi elettronici (ad es. pc, ma non solo – vedasi l’utilizzo di virus o trojan tra i quali quello denominato Regin; od il un virus-spia “Stuxnet”) al fine di neutralizzare le difese nemiche con la distruzione dell’informazione e dei sistemi di comunicazione.

Gli effetti possono esser altrettanto devastanti, quanto l’ossimoro delle bombe-intelligenti: potrebbero, a detta degli esperti, abbattere le difese di un aereo da guerra (o civile..).

Un altro esempio attuale, battuto dalle agenzie di stampa pochi giorni fa, consta nell’attacco simultaneo da parte di Anonymous (nota: un gruppo di hacker) dei siti dell’ISIS: avrebbero simultaneamente violato i portali internet utilizzati per la propaganda jihadista ed account sui social network di membri dell’autoproclamato Stato Islamico.

Questo a dimostrazione che (l’imposizione) di un proselitismo, che si potrebbe definire “2.0”, si attua non solo (o non più) con la “violenza”, bensì attraverso la rete ed i mezzi di comunicazione di massa.

La seconda tipologia di guerra non convenzionale è la c.d. “guerra d’informazione” (e/o contro-informazione, come nel caso suindicato) che, in una “società dell’informazione” qual è la nostra, ha i medesimi effetti invasivi (nota: da non trascurare altresì la c.d. “guerra economica” che si può attuare anche per mezzo della divulgazione di informazioni a carattere economico-finanziario).

Un caso presunto di “guerra d’informazione”, secondo la lettura dell’autore, è il seguente: “La Duma russa ha definito “strane” le conclusioni fatte dai servizi segreti tedeschi sull’abbattimento del Boing in Ucraina. Si ritiene che tali rivelazioni siano una sorta di elemento della “guerra d’informazione”..” (fonte: sito www.ruvr.ru).

Per converso, un caso di “guerra di contro-informazione” – sempre secondo il punto di vista dell’autore – è questo: “Si chiama “rapporto delle falsificazioni della informazione” ed è stato stilato dal governo Assad per eliminare gli episodi rimbalzati sul video delle principali emittenti arabe e ripresi dai mass media occidentali costruiti appositamente per provare le brutalità del regime verso gli oppositori” (fonte: “La guerra dell’informazione siriana” sul sito www.europeanaffairs.it).

Qualche giorno fa, durante una intervista via skype da una località ignota, Hervè Falciani (ex dipendente della Banca HSBC, noto per aver fornito migliaia di nomi di – potenziali – evasori), ha dichiarato che “il vero potere si ha con il possesso delle informazioni”.

Quale migliore propalazione? E chi, più di lui, poteva affermarla?

Chi possiede le informazioni gioca in una posizione di forza e può scatenare – e vincere -una guerra. Ovviamente si sta parlando di informazioni riservate, preziose, come nel caso – o scandalo – denominato “Swissleaks”.

Nella raccolta di informazioni riservate un ruolo fondamentale lo hanno gli apparati di intelligence.

Cita il Prof. Giannuli in uno dei suoi libri d’inchiesta: “Gli apparati informativi, ovviamente, sono quelli che raccolgono le informazioni, le scambiano con soggetti similari e poi le processano attraverso la verifica e il loro lavoro di analisi, dunque sono i primi destinatari di tutti i flussi informativi che convergono verso lo Stato, l’agenzia di rating, il partito o la multinazionale, dopo di che sono loro a valutare cosa sottoporre al rispettivo capo di governo, segretario di partito o amministratore delegato. Cosa che assegna loro un potere discrezionale notevole. Considerato che anche una parte di quello che esce sui giornali (e che comparirà nella rassegna stampa) proviene da loro o da altri organismi similari, anche nel caso in cui il Servizio fosse leale al 100% nei confronti del proprio committente, avrebbe comunque la maggior parte delle notizie a sua disposizione e le avrebbe da prima. E può anche decidere di tenere per sé il boccone più succulento, vi pare? Si consideri poi che di solito i vertici decisionali (quelli politici più di quelli privati) preferiscono non essere informati su determinate questioni, come ad esempio le “operazioni speciali” dei propri Servizi..” (fonte: Aldo Giannuli, “Come i Servizi Segreti usano i media”, ed. Ponte alle Grazie, pag.30).

La struttura di analisi, la capacità di influenzare le decisioni altrui e coadiuvare il processo decisionale del Governo, la possibilità di gestire informazioni non solo “aperte” (osint) ma acquisite con attività di spionaggio, rendono sempre più indispensabili le strutture deputate alla ricerca informativa.

Il passaggio riportato permetterebbe, peraltro, di aprire una finestra sulla “utilizzazione dei segreti di Stato”, condotta prevista come reato dal nostro codice penale, ma questa è un’altra storia.

Cita in un passaggio di una sua intervista, dal titolo emblematico, il Dott. Scalea: “…Questo è uno dei punti di forza degli USA. Chi controlla l’informazione negli USA ha anche una fortissima influenza all’esterno…Ciò che viene detto dalla CNN o da altre agenzie di stampa…ha una risonanza globale…Questo significa poter controllare il discorso: decidere quali notizie possono circolare e quali no ed eventualmente anche manipolarle” (fonte: “Guerra d’informazione e controllo del discorso internazionale” di Daniele Scalea, Segr. Gen. ISAG sul sito www.geopolitica-rivista.org).

Orbene la miccia bellica che potrebbe portare a tensioni internazionali non si basa più e solamente su un’aggressione manu militari vecchio stile per così dire ma, come visto, multidimensionale (cfr. “Alla geopolitica della Guerra fredda, basata sulla geostrategia del contenimento e della deterrenza nucleare, si è sostituita la geoeconomia, la geofinanza e la geoinformazione” – fonte: Carlo Jean: “Politica ed informazione” in Riv. Militare nr.1/1997).

Il possesso di informazioni, tenute nascoste per vari ma ovvi motivi, pone in una posizione di forza chi le detiene. Naturalmente le fonti riservate sono utilizzabili “per altri scopi” in base al “soggetto titolare” o, meglio, alla caratura di colui che non vuole siano rese pubbliche, coram populo. La nostra società si basa sulla segretezza o riservatezza delle notizie, non necessariamente conservate per scopi illeciti. È naturale che una persona, per privacy (termine tanto in voga), non voglia rendere pubblici i problemi sul suo stato di salute; od eventuali pendenze giudiziarie sia penali che meramente civili; ovvero questioni inerenti la sua fede, inclinazioni/gusti sessuali, altre notizie o dati c.d. sensibili.

A maggior ragione se costui riveste ruoli o funzioni pubbliche. Entrare in possesso di tali informazioni rende inevitabilmente vulnerabile il soggetto (nota: conoscere i “vizi” di un personaggio pubblico, attraverso una campagna di stampa e mediatica convergente, può distruggere le ambizioni – e la vita – della persona).

Nel novero dei dati personali “sensibili” non si possono certamente omettere quelli sulla personale situazione finanziaria: ecco quindi lo scandalo – e successiva deflagrazione (bomba informativa) – denominato Swissleaks.

Divulgare la lista dei nomi di personaggi che utilizzavano i conti elvetici come cassaforte, ha provocato un terremoto che potrebbe avere – od ha già avuto – conseguenze politiche. Se una persona con ruoli istituzionali ha depositato ingenti danari in un istituto di uno Stato ove vigeva, come ferrea consuetudine, la segretezza bancaria, non è solo un problema di natura meramente fiscale (evasione), ma sarebbe interessante conoscere come abbia fatto, ab origine, ad accumulare tale capitale. Tali “imbarazzanti spiegazioni” si potrebbero evitare se il nome non uscisse allo scoperto. E se qualcuno è venuto a conoscenza di tale informazione, la avrebbe potuta usare per mettere “a nudo il re” ed, in un certo senso, “ricattarlo”?

Secondo Swissleaks, nella lista dei nomi eccellenti vi era ad esempio “la madre dell’ex primo ministro greco George Papandreou…Il fatto che la lista della HSBC – in possesso da alcuni anni – sarebbe stata usata, secondo l’impiegato Falciani, per imporre politiche di austerity ad altri Paesi..” (fonte: sito dagospia.com),non starebbe che a dimostrare, ancora una volta, il “potere ricattatorio” delle informazioni.

Un noto adagio vuole che ferisce più la lingua (divulgazione informativa) che la spada..

Alessandro Continiello, avvocato