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Lotta e contrasto al terrorismo e criminalità organizzata…

una delle diverse audizioni AISI-COPASIR

una delle diverse audizioni AISI-COPASIR

Gen. Mario Mori e la lotta alla mafia

Il giorno 16 marzo 1978, giorno del sequestro di Aldo Moro, Mario Mori viene nominato comandante del Reparto Operativo di Roma; sono anni bui e molto difficili, ma Mori proprio a Roma ha il primo impatto con la lotta al terrorismo. In quegli anni viene nominato il gen. Dalla Chiesa “Coordinatore delle Forze di Polizia e degli agenti informativi alla lotta contro il terrorismo”. In quel periodo, la squadra comandata da Mario Mori effettua numerosi arresti importanti, tra cui Barbara Balzerani, nota brigatista rossa.

Grandi temi20130618_servizi di Informazione...

 

 

Nel 1986, l’allora ten.col. Mori viene destinato a Palermo dove imperava la mafia comandata da Totò Riina.

Nel corso degli anni vissuti a Palermo, dove la mafia faceva il brutto e il cattivo tempo, il ten.col. Mori comincia ad intuire che occorreva cambiare il metodo investigativo, adottato fino a quel momento. Infatti, di fronte ad un’organizzazione intricatissima, la cui regola basilare è l’omertà, pena la vita stessa di chi osa trasgredire, per riuscire ad intaccare la mafia occorreva combatterla sul piano economico.

A tal fine, Mario Mori, insieme ad alti ufficiali di fiducia, si fa promotore di costituire il Reparto Operativo Speciale (detto ROS), con lo scopo di contrastare “Cosa Nostra” proprio sul piano economico-imprenditoriale.ros carabinieri.jpg

Nel 1992, un’indagine chiamata “mafia e appalti” viene caldeggiata dal giudice Falcone e, dopo il suo attentato, da Paolo Borsellino. Tale indagine, tuttavia, non era vista di buon occhio dalla Procura di Palermo che archivierà il dossier il 20 luglio 1992 dopo la strage in cui lo stesso Borsellino trovò la morte. Nonostante tutto, in quegli anni sono arrestati personaggi chiave, tra cui Totò Riina, capo mafia siciliana.

Mori ed il cap. De Caprio, chiamato “Ultimo”, verranno, addirittura, processati con l’accusa di favoreggiamento a “Cosa Nostra” per aver omesso di comunicare alla Procura di Palermo che il servizio di appostamento alla casa interessata era stato sospeso.

Entrambi sono stati prosciolti con formula piena, ma solo nel luglio 2006.

Nel 2001 il gen. Mario Mori viene nominato Prefetto e Direttore del Sisde/Aisi (Servizio Informazioni per la Sicurezza Democratica) dove resterà per 5 anni. Durante questo periodo la crisi che segue all’attentato delle torri gemelle di New York si fa sentire ed il timore del terrorismo islamico fa capolino a poco a poco fino alla concretizzazione di una vera e propria minaccia alla Democrazia ed alla sicurezza degli Stati, cosìddetti “Infedeli”.

L’organizzazione criminale di Al Qaida si stava delineando e nuove forme di terrorismo si profilavano sempre più concretamente.Dalla Chiesa

Il gen. Mario Mori, servitore indiscusso della Patria, orgoglioso appartenente all’Arma dei Carabinieri, è stato accusato ingiustamente di reati, a nostro avviso, assurdi; è stato infangato il nome di un validissimo e coraggioso appartenente alle Forze di Polizia che, con sue brillanti intuizioni, ha dato un notevole contributo alla lotta alla criminalità organizzata, iniziando a scardinare la rete di “Cosa Nostra”, come mai si era verificato prima.

Gabriella Gagliardini

 

Parlamento italiano

Parlamento italiano

Marco Federico

La lotta ed il contrasto alla criminalità organizzata e al terrorismo, investono l’intera nazione, per cui, bisogna che tutti se ne facciano carico: cittadini, comuni, regioni, enti istituzionali e Stato. Pertanto, se di ogni governo che si è succeduto, prendessimo le cose migliori che sono state fatte, a prescindere dal pensiero politico di destra o di sinistra, FORSE, OGGI, INSIEME, CON NUOVE E LUNGIMIRANTI IDEE, si otterebbero risultati migliori? A tal proposito, è interessante leggere questa disamina sui PUNTI DI FORZA del Governo Berlusconi, della D.ssa Gabriella Gagliardini, oggi scrittrice con un passato di “addetta ai lavori”…

 

Lotta alla mafia durante il governo Berlusconi

Gabriella Gagliardini di Gabriella Gagliardini

Il Procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, in occasione di una trasmissione radio “la zanzara” del 2012 lodava il governo Berlusconi per la sua efficientissima lotta alla mafia, per aver promulgato delle leggi “ad hoc” che hanno permesso la cattura di 29 latitanti su 30 ricercati dalla polizia, tra i più pericolosi appartenenti all’associazione mafiosa.

A livello legislativo, dal governo Berlusconi vengono create due cose importantissime:

  • Piano nazionale antimafia;
  • Codice delle leggi antimafia.

Queste erano misure, messe in atto dal governo Berlusconi, per il più grande piano alla lotta alla criminalità organizzata della storia italiana.

Le due normative, che avevano lo scopo di inasprire le misure di sicurezza e le pene in materia di mafia, sono servite da base per il conseguimento degli ottimi risultati .

Dal 2008 sono stati sequestrati quasi 200 milioni al clan della ‘Ndrangheta della famiglia Alvaro di Consoleto (Reggio Calabria), si è proceduto alla confisca di 15 imprese, tra le quali il Café de Paris e il George’s di Roma oltre ad immobili di pregio, auto di lusso ecc.

Mafiosi arrestati: 8.885, 34% in più rispetto al precedente governo;

Latitanti arrestati: 459, di cui 32 di massima pericolosità, 21% in più rispetto al precedente periodo;

beni sequestrati : 41.381, di cui 2.415 aziende , 353% in più;

beni confiscati: 7.654, per un valore di 4.192 milioni di euro;

totale dei beni sottratti: 49.035 per un valore di 22.753 milioni di euro.

Il Procuratore antimafia Grasso, che intendeva proseguire il lavoro dei suoi predecessori Falcone e Borsellino, riteneva molto importante la legge sul sequestro dei beni ai mafiosi, la cifra totale sequestrata all’epoca, in meno di 4 anni era di 40 miliardi di euro.

Il governo Berlusconi, tanto discusso, ha un punto indiscutibile: è stato l’esecutivo più attivo per quanto riguarda la lotta alla mafia per questo, sempre a dire dell’attuale Presidente del Senato Pietro Grasso, Berlusconi meriterebbe una medaglia per la lotta alla mafia e criminalità organizzata.

I vari “pacchetti sicurezza” del governo Berlusconi hanno introdotto delle norme capaci di colpire la mafia proprio sul suo “tallone d’Achille”: il lato economico.

L’intuizione era stata del Gen. Mario Mori, vissuto nell’ambiente in cui imperava la mafia e dove aveva avuto l’occasione di studiare bene il suo punto più vulnerabile.

Fino a quel momento, la legge sulla mafia non dava la libertà del sequestro dei beni in quanto il requisito essenziale per procedere a sequestro era la “pericolosità” del soggetto che decadeva nel caso di “pentito” o nel caso di morte dello stesso mafioso, in quanto i beni erano soggetti a successione agli eredi legittimi. Anche in questo caso la “pericolosità” decadeva perché il soggetto perseguito non era più lo stesso.

Con il governo Berlusconi, viene tolto il cavillo della “pericolosità” dando maggiore importanza alla provenienza illecita del bene stesso.

Un’altra norma dello stesso governo è quella della possibilità di sciogliere un ente pubblico insieme ai burocrati che ne fanno parte, in caso di infiltrazione mafiosa. Detta norma, precedentemente, era stata prevista a metà, mentre sono proprio i burocrati dei vari uffici che mantengono vivo il sistema di collusione con la mafia.

Altra norma molto apprezzata è stata quella della “tracciabilità dei flussi finanziari”; per esempio, per un’opera pubblica va aperto un solo conto corrente dove le somme di denaro possono entrare ed uscire, cosa che impediva il subappalto dei rifiuti o la fornitura di materiale edile ad imprese mafiose.

Inoltre, è stato creato il F.U.G. , Fondo Unico di Giustizia dove sono confluite somme recuperate per la destinazione ad usi di pubblica utilità.

Nel FUG, infatti, vanno i soldi sequestrati alla mafia, depositi postali, bancari ecc. un’intuizione felice, a nostro avviso, è che le somme non restano statiche nel fondo, ma vengono riutilizzate per esigenze di giustizia e sicurezza dello Stato.

Dall’ottobre 2008, 400 militari e 350 poliziotti hanno affiancato le Forze dell’ordine nella provincia di Caserta per intensificare la lotta contro la camorra; anche questo ha prodotto risultati molto soddisfacenti. Il coordinamento tra polizia, militari e magistratura ha portato ad un calo dei delitti del 16% a Caserta e del 17,4% a Napoli (2009-2010).

Se si paragonano i governi Berlusconi con quello di Romano Prodi si evince che nel governo Berlusconi, solo 14 mesi dopo il suo insediamento, i reati sono diminuiti secondo la seguente statistica:

omicidi:                                                     -3,7%

tentati omicidi:                                      -12,1%;

violenze sessuali:                                     -7,7%;

furti:                                                         -18,6%;

rapine:                                                      -20%;

estorsioni:                                                -15,1%;

spaccio di droga:                                     -16,9%;

usura:                                                        -16,1%

 

Inoltre, i dati positivi concernenti la criminalità organizzata, non hanno precedenti:

 

operazioni di polizia giudiziaria:             + 35%

arresti  :                                                        +32%

latitanti arrestati :                                       +78%

beni sequestrati (euro)  :                            +31%

beni confiscati (euro)   :                             +179%

 

Con questi dati statistici, ci viene una profonda malinconia se li confrontiamo con quelli odierni; la percezione unanime è quella di una criminalità crescente e sempre più sfrontata, totalmente conscia che chi delinque non verrà punito, ma chi difende la propria incolumità o quella degli altri dovrà sottostare ad odiosi ed ingiusti processi. Assistiamo al disamore, consequenziale, delle Forze di polizia che rischiano la vita per difendere il cittadino onesto, ma che non sono ripagate neanche moralmente ed anche loro non sono immuni  da processi a loro carico che vedono, il più delle volte, il rilascio del delinquente arrestato.

Abbiamo visto prima come la cooperazione tra Forze di polizia e magistratura diano dei risultati eccellenti; attualmente, certi magistrati sembrano ostacolare la polizia rilasciando, con troppa facilità, chi è stato trovato a delinquere ed assicurato alla giustizia. Le pene per chi commette efferati omicidi, inoltre, sono del tutto ridicole, vietato dare il massimo della pena, ma chi è dichiarato colpevole non ne sconta neanche la metà, a volte.

In aumento esponenziale sono i suicidi di gente disperata, ridotta sul lastrico, non tutelata ed abbandonata a se stessa; stiamo ritornando agli anni bui del periodo delle brigate rosse, quando le persone si chiudevano in casa di sera perché avevano terrore ad uscire. Ora non sono più le brigate rosse ad incutere timore, ma la delinquenza comune, fatta di ogni specie umana, di ogni razza che esercita, a volte gratuitamente, la violenza per il fine a se stessa.

Invece di accomodarci beatamente nell’inerzia, facendo continuamente critiche distruttive, vogliamo porci delle domande responsabili e costruire qualcosa di buono, una volta tanto?