Giulio Regeni: la difficile ricerca di una verità nel labirinto egiziano…

11 Febbraio, 2016

PREAMBOLO - L'uccisione del giovane RICERCATORE Giulio Regeni, lascia tutti profondamente scossi e sconcertati... E' inaccettabile pensare alle torture cui è stato sottoposto lo STUDENTE italiano che ha, con generosità e coraggio, abbracciato la causa di tanti giovani egiziani che lottano per un diritto inalienabile e inconfutabile: LA LIBERTA'. Bisogna ricercare e pretendere la verità dal governo egiziano, per far sì che la morte di Giulio Regeni possa almeno avere giustizia per sè, per ciò in cui credeva e auspicava e per i tanti e troppi giovani egiziani scomparsi... (Marco Federico) - Translated by Gg : The murder of the young researcher Giulio Regeni left us deeply shocked and bewildered. It is unacceptable to think about the torture he was subjected to; this Italian student who, bravely, pursued the inalienable and unquestionable right of freedom, the same fight of young Egyptians. We must claim the truth to the Egyptian government in order to have justice for Giulio Regeni, in the name of his belief and wish for many, also too many, young Egyptians disappeared.

Giulio Regeni

Giulio Regeni

di Giovanni Lippa

La tragica e dolorosa vicenda di Giulio Regeni, coraggioso ricercatore italiano (non a caso esule), ha scosso le coscienze di chiunque abbia a cuore le tematiche dei diritti umani e dell’impegno civile; anche perché, nel culto della competizione economica globale, si tratta di categorie del pensiero sempre più scomode, e per questo pericolosamente prossime alla desuetudine.

Il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni in un incontro con il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi.

Il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni
in un incontro con il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi.

Spiace notare come, nelle molte ricostruzioni degli eventi, ci si stia concentrando più sui vuoti della storia – Giulio è andato o no alla festa di compleanno ? Ha incontrato qualcuno? E’ stato arrestato? – che su alcuni elementi di fatto eloquenti, che parlano sostanzialmente da soli.

Il primo elemento degno di nota è che nessun servizio di sicurezza, tantomeno arabo, ha interesse a far ritrovare il corpo di un dissidente o di un oppositore torturato: sarebbe l’Epifania della brutale repressione interna con cui sono state da sempre gestite le democrazie mascherate del recente passato. E infatti il Ministro degli Esteri egiziano si è subito speso sui media mondiali per negare ogni coinvolgimento delle autorità egiziane.

A riguardo, però, si ricorderanno i reportage giornalistici in cui si evidenziò la terribile situazione in cui furono trovate le prigioni del regime di Gheddafi subito dopo la c.d. Rivoluzione del 2011: persone chiuse da anni in piccoli pozzi bui, che non erano nemmeno in grado di ricordare la propria identità.

Sono le verità invisibili dei paesi arabi, di cui tutti sanno e nessuno parla; ma anche la vergognosa storia della dittatura militare argentina e dei complici silenzi dell’Occidente è in questo senso paradigmatica.

Figurarsi se un apparato di sicurezza in stato di massima allerta e di massima esposizione mediatica, come quello dell’Egitto di Al-Sisi, si può permettere il lusso di far ritrovare il corpo straziato di un giovane ricercatore straniero. Renzi e Al Sisi

Dunque: il primo dato di fatto è che qualcuno ha voluto far ritrovare il corpo.

Il secondo elemento da prendere in esame è la tempistica di ritrovamento del corpo: in una prima fase della scomparsa, infatti, le diplomazie erano al lavoro attraverso i loro canali riservati e, solo in un secondo tempo, il governo italiano ha scelto di unirsi al tam tam scatenatosi sui social network e di sollecitare pubblicamente il governo egiziano.

Ma solo dopo che il generale Al-Sisi ha assicurato ufficialmente il suo sostegno, qualcuno ha fatto ritrovare il corpo di Giulio, sembrerebbe ucciso da poco (circa 10 ore dicono le autopsie) e nudo nella parte inferiore del corpo, ovvero, nel linguaggio trasversale di certi ambienti, “con i pantaloni calati”.

Dunque: il ritrovamento del corpo, e probabilmente l’uccisione, avvengono solo dopo che Al-Sisi si era esposto pubblicamente, assicurando visibilità mondiale al caso.

Appare chiaro come sia la tempistica che le modalità del ritrovamento siano un messaggio al governo egiziano, e non una benevola concessione all’autorevole interessamento del capo di stato egiziano. Ma chi può avere avuto interesse ad organizzare questo macabro spettacolo e ordire questa ignobile trama?

Naturalmente si resta nel novero delle ipotesi, ma un’altra significativa coincidenza può fornirci ulteriori elementi di analisi.

Il ritrovamento del corpo avviene infatti nel pieno di una missione d’affari italiana in Egitto, mentre ministri, ambasciatori e imprenditori stanno per sedersi ad una cena di gala, che dovrebbe accompagnare la firma di importanti accordi commerciali tra i due paesi. 

Non mi soffermerò sui dettagli di questi accordi, visto che giornali e telegiornali se ne sono ampiamente occupati per osannare i successi delle nostre politiche commerciali.

Come dunque disturbare questa luna di miele e incrinare gli ottimi rapporti tra i due governi, allungando la propria ombra sulle ghiotte sinergie commerciali all’orizzonte?

L’ipotesi più verosimile è che qualche spezzone del multiforme apparato di sicurezza egiziano abbia fatto scempio di un giovane italiano coraggioso (ancora ne esistono), convincendo i carnefici (più “ad arte” che per ignoranza) che il nostro valente ricercatore potesse fornire chi sa quali informazioni sulle dinamiche dell’opposizione interna che, nonostante la clandestinità, ha resistito alla repressione governativa.

Piace pensare che la fiera resistenza e la lealtà opposte da Giulio, un giovane eroe italiano e del mondo, abbia esasperato i carnefici e la banalità del loro male.

Ma sono la sua uccisione e il ritrovamento del corpo a parlare in maniera molto chiara.

Il ritrovamento del corpo torturato, infatti, serve a dare maggiore visibilità possibile allo scempio, mettendo in luce l’instabilità del tessuto sociale egiziano per imbarazzare il governo e mandare un chiaro segnale ad Al-Sisi: come fa notare Francesca Paci su La Stampa, il segnale piuttosto chiaro è nella domanda “chi controlla lo Stato egiziano?”.

A nostro avviso, inoltre, la scelta della vittima non è affatto casuale: con tutta evidenza, si è voluto mandare un avvertimento anche al rinnovato attivismo dell’Italia nel Mediterraneo e nell’area medio-orientale.

E’ quindi del tutto verosimile che le mani che hanno ucciso Giulio e quelle che ne hanno fatto ritrovare il cadavere possano essere diverse.

In questo senso non appaiono casuali le parole del ministro degli Esteri egiziano che, dopo aver negato con forza che Giulio sia stato tratto in arresto o interrogato, ha voluto sottolineare come i rapporti tra Italia ed Egitto interessino milioni di persone e debbano andare oltre “al caso individuale”.

Una smentita di rito, ma “parlante”, tanto che, subito dopo aver seccamente smentito il coinvolgimento di nemici al fine di nuocere rapporti tra Italia ed Egitto, il Ministro non nega il possibile ruolo nel labirinto egiziano di “alcuni stranieri implicati in ciò che accadeva durante la rivoluzione”

“Cui prodest” ci potremmo chiedere in chiusura di queste note: solo il tempo ci potrà dare delle risposte, che difficilmente, però, potranno essere definitive.

Ciò che possiamo sperare è che la violenza e l’aridità di tanti potenti possano un giorno inchinarsi di fronte alla sete di ideali e al coraggio dei nostri giovani, di cui Giulio Regeni è un’immagine tanto desueta quanto bella.

Giovanni Lippa PhD, Scuola di Alta Formazione Europea e Mediterranea “Jean Monnet”

 

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Giulio Regeni: a difficult search for truth in the Egyptian labyrinth

 

The tragic and painful story of Giulio Regeni, the brave Italian researcher (in fact an expat), has shaken the conscience of anyone caring about human rights and civic commitment; also because, in the cult of global economic competition, such issues are more and more unusual, dangerously next to disuse.

We are sorry to note how, in many reconstructions of the events, focus is more on the gaps of history – Did Giulio go to the birthday party? Has he met someone? Has he been arrested? – than on some eloquent facts, speaking essentially by themselves.

The first thing to be noted is that no security service, surely not an Arabic one, has any interest in releasing the body of a dissident or a tortured opponent; it would be the Epiphany of the brutal internal repression with which the masked democracies have always been handling in recent past.

In fact, the Egyptian Foreign Minister has immediately spent his words on the world’s media to deny any involvement of the Egyptian authorities.

In this regard, however, we remember the news reports describing the terrible reality of the prisons of the Gaddafi regime soon after the so-called Revolution of 2011: people locked for years in small dark wells, which were not even able to remember their identity.

It’s the invisible truth of the Arab countries, of which everyone knows and no one speaks; something similar to the shameful history of the Argentine military dictatorship and to the West’s silence, not so long ago.

Can a security apparatus in a state of high alert and maximum media exposure, such as Egypt’s AlSisi, afford the luxury of releasing to the demanding public opinion the mangled body of a young foreign researcher? Certainly not.

Our first conclusion is that someone wanted the body to be found.

 

A second piece of evidence is the timing of the discovery of the body: in the hours following the disappearance, in fact, the diplomats were at work through their private channels and, only at a later time, the Italian government has chosen to join the alerts on social networks and publicly urge the Egyptian government.

 

And it was only after General al-Sisi officially pledged its support, that someone did find Giulio’s, who seemed to have been killed recently (about 10 hours before they say autopsies) and was naked in the lower part of the body, or, in the transversal language of certain circles, “with his pants down.

Thus the discovery of the body, and probably the killing, takes place only after the Al-Sisi was exposed publicly, assuring worldwide coverage of the event.

It’s our opinion that both the timing and the circumstances of the discovery are a message the Egyptian government, and not a benevolent concession following the involvement of the Egyptian head of state.

Who may have had an interest in organizing this macabre show and weave this vile plot?

Of course it remains on the list of hypotheses, but another significant coincidence can provide us with additional elements of analysis.

In fact the discovery of the body takes place in the midst of an Italian business mission to Egypt, while ministers, ambassadors and businessmen are going to sit at a gala dinner, which should accompany the signing of important commercial agreements between the two countries.

I will not dwell on the details of these agreements, as newspapers and television news are widely employed to extol the successes of Italian trade policies.

How then to disturb this honeymoon and disrupt the good relations between the two governments, stretching his own shadow on the greedy commercial synergies on the horizon?

The most likely hypothesis is that some piece of the multifarious Egyptian security agencies has made havoc of a brave young Italian (they still exist!), convincing the executioners (more “artfully” that through ignorance) that the talented researcher could provide information about the internal opposition dynamics that, through secrecy, has resisted the government repression.

We like to think that the fierce resistance and loyalty of a young Italian hero has exasperated the executioners and the banality of their evil.

But his murder and the discovery of the body speak very clearly.

The discovery of the tortured dead body, in fact, is to give the greater visibility to the event, shedding light on the instability of the Egyptian society in order to embarrass the government and send a clear signal to Al-Sisi: “who controls the Egyptian state?”.

We are rather confident that, at a certain stage, the choice of the victim is not accidental: most probably a warning to Italy’s renewed activism in the Mediterranean and the Middle East.

And therefore, it’s quite likely that the hands that killed Giulio and those that made the body visible on the side of a highway may be different

In this sense we read the words of the Egyptian foreign minister who, after vehemently denying that Giulio had been arrested or questioned, emphasized that relations between Italy and Egypt involve millions of people, and should go beyond “the individual “case.

A ritual denial by an Egyptian governmental officer, many would think. But the minister’s reasoning has an interesting tail: after strongly denying the involvement of “enemies” in order to harm relations between Italy and Egypt, the minister does not deny the possible role in the Egyptian labyrinth of “some foreigners implicated in what happened during the revolution”.

“Cui prodest” we might ask in closing these notes, hoping that we will ever get an answer; which is, however, unlikely to be “the end”.

What we can hope for is that violence and aridity of so many powerful people may one day bow before the thirst for ideals and courage of the young, of which Giulio Regeni’s clean face is the most beautiful picture.

 Dr. Giovanni Lippa

PhD, School of High Education and the European Mediterranean “Jean Monnet”

 

 

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