LE APPLICAZIONI DELLA TECNICA BIOMETRICA NELL’INTELLIGENCE

14 Marzo, 2016

L’identificazione di John il jihadista, è il prodotto ottenuto dal connubio fra tecnologia ed intelligence. Un successo raggiunto dalle indagini criminologiche classiche dell’FBI, ed il Criminal Justice Information Service, in particolare del Centro Divisione Biometrica.

 

 

È una banca dati dove vengono immagazzinate le immagini di volti, voci, impronte digitali ed altro, registrate dal Next Generation Identification dell’FBI.
L'attuale direttore dell'FBI. James Comey

L’attuale direttore dell’FBI. James Comey

È un servizio interoperabile sia con l’Automated Biometric Identification System militare, quanto con quello della Sicurezza Nazionale.

La minaccia asimmetrica dell’eversione, ha indotto gli analisti strategici e di intelligence dei maggiori players occidentali, a preconizzare una età del terrorismo, adeguata al mondo globalizzato ed iperconnesso.

Questo perché si sta verificando un affinamento delle tecniche eversive, dei nuovi strumenti per attuarle ed infine dell’imprevedibilità degli obiettivi da colpire. Quello che rimane invariato è lo scopo manifesto dei terroristi: creare il timore collettivo abbattendo i confini della sicurezza individuale, porre in discussione le capacità dello Stato Sovrano di garantire l’incolumità dei propri cittadini e sminuire l’efficacia delle Forze dell’Ordine.

Dunque il fallimento delle Istituzioni a cui si contrappone l’efficienza e l’organizzazione eversiva. Questo ha ingenerato una contestuale revisione delle tecniche di tutela sociale. Una metodologia di contrasto alla strategia del terrore è nell’utilizzare i dati biometrici, ossia pensare alle immagini come una risorsa per catturare la realtà ed ingenerare un deterrente all’eversione. Per ottenere la maggiore accuratezza possibile è necessario fondere alla biometria le ricerche scientifiche, l’Humint e l’intelligenza artificiale.

Un sistema che genera dal necessario ripensamento delle azioni repressive e contestualmente delle metodologie per la tutela dei cittadini a fronte dell’evoluzione globale del crimine. La biometria amalgama scienza e tecnologia applicata ed è destinata a stabilire come le caratteristiche fisiche, uniche per ciascun individuo, possano trasformarsi in uno strumento identificativo. La struttura del corpo umano solo apparentemente è uguale, ma in realtà la voce, il viso, gli atteggiamenti, la grafia, l’iride e le impronte digitali sono una unicità per ogni essere umano.

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Con la biometria queste peculiarità possono essere rilevate e classificate per poi essere il mezzo per l’identificazione. Dunque, la biometria si tramuta in biologia quantitativa, consentendo di stabilire la relazione fra le osservazioni e le descrizioni per l’assunzione dei principi teorici atte ad interpretarle.

Le caratteristiche di un singolo essere umano rilevate ed immagazzinate, non possono prescindere da precisi parametri: devono essere costanti nel tempo; osservate in condizioni normali; distintive per ognuno degli investigati; il grado di affidabilità deve essere elevato; non devono violare la privacy della persona. Di fatto, il peso, la struttura fisica, il colore degli occhi e dei capelli, non soddisfano i criteri di ricerca biometrici. L’impronta digitale è uno dei sistemi più datati in uso alle Forze dell’Ordine, ma alcune variabili come le escoriazioni, l’errato posizionamento delle dita sul sensore di rilevamento, variazioni di illuminazione e temperatura costringono gli investigatori ad adottare la regola di: “due caratteristiche biometriche coincidono”, dunque due o più criteri di ricerca devono giungere ad un unico risultato.

Il riconoscimento facciale soddisfa tale processo, in quanto vi sono rilevabili le caratteristiche olistiche, dove ogni tratto è peculiarità dell’intero volto. Le immagini dell’individuo oggetto di indagine, sono tratte da scatti fotografici o video. Laddove quest’ultimo sia stato ripreso in luoghi affollati, il database riconosce uno o più volti immagazzinati, segmenta la scena in disordine per focalizzarli meglio ed infine estrapola le caratteristiche della regione facciale. Il PCA interpreta il viso come un punto in uno spazio