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SICUREZZA e ANTI-TERRORISMO…

Intervista a Francesca Musacchio. giornalista ed autrice
del libro: “LA TRATTATIVA STATO ISLAM”.

1) Lei si è occupata prevalentemente di terrorismo internazionale di matrice islamista, a tale proposito, qual è il motivo principale che l’ha indotta a scrivere questa sua prima opera letteraria ?

R- Dopo anni di lavoro, durante i quali mi sono relazionata con l’Islam italiano a vari livelli, ho maturato un’idea dei rapporti tra musulmani e Italia che ho provato a spiegare nel libro. Davanti a incongruenze palesi che la politica non ha mai voluto affrontare, mi sono fatta (e ho fatto) delle domande. Non comprendevo (e non comprendo) come lo Stato possa tollerare sacche di illegalità come nel caso delle moschee non autorizzate. Le violazioni sono innumerevoli, a partire da quelle urbanistiche sulla destinazione d’uso dei locali che ospitano questi luoghi di preghiera. Eppure, nessuno ha mai affrontato il problema tentando di porre in condizioni di legalità queste realtà. Non significa chiuderle e basta. Serve un programma, una pianificazione e un intervento dello Stato perché sia rispettato il diritto di culto dei fedeli, ma non a discapito dei cittadini italiani. La risposta che mi sono data (in parte) é contenuta nel libro: una trattativa (non scritta) tra Stato e Islam per evitare di fare pressioni sulla comunità musulmana in cambio di una presunta immunità. Tutto il mondo si chiede perché in Italia non ci sono stati (fino ad ora) attentati. La speranza é che non debbano mai verificarsi, ma é lecito chiedersi in cambio di cosa? Personalmente ritengo che lo scambio sia l’accettazione passiva di una islamizzazione dal basso, che vada a contaminare le basi della nostra società. Se così fosse, é davvero terribile. Ma se osserviamo gli eventi da un altro punto di vista, ci accorgiamo che probabilmente le cose vanno proprio in questo senso. Ma gli effetti devastanti di questo percorso li subiranno i nostri figli. Quando le seconde generazioni ( in parte già attive) arriveranno a sostituire i genitori, che cosa dobbiamo aspettarci? Ghetti come quello di Molenbeek che, in mezzo al disagio e alla mancata integrazione, ha prodotto terroristi che in questi anni hanno insanguinato l’Europa? Personalmente, stante l’attuale situazione, credo proprio di sì. 

2) Secondo Lei, c’è una sostanziale distinzione da fare tra sicurezza nazionale e sicurezza della Repubblica?

  • R- In teoria non dovrebbe esserci, ma accade il contrario. La nostra Repubblica, intesa come sistema democratico che si basa sulla Costituzione, é oggi a rischio. L’aumento della presenza di soggetti che vivono in base alle regole dei paesi d’origine (dove in molti casi vige la sharia) é un campanello d’allarme che non dovrebbe essere sottovalutato. Ma la nostra politica é sorda, o meglio, affascinata dalle sirene di Stati che con il denaro comprano la connivenza della nostra classe dirigente. Mi riferisco a Paesi come il Qatar. 
  • La politica italiana dell’ultimo trentennio con i suoi governi, di destra e di sinistra, che si sono succeduti, sono da ritenere responsabili dell’attuale situazione in cui il Paese si ritrova a causa di questa ondata migratoria continua?
  • R- Assolutamente sì. Eppure, negli anni, investigatori, uomini dell’intelligence e qualche sparuto politicante illuminato, hanno posto l’accento sui rischi che corriamo. Ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Negli anni l’ignoranza su certi argomenti ha fatto da padrone. 

4) Crede che ci sia un patto segreto tra Islam e Stato italiano stipulato allo scopo di proteggere il territorio nazionale da atti di terrorismo islamista? Pertanto, secondo questa sua ipotesi, che pone l’Italia in un contesto di disallineamento dalle politiche europee e più in generale occidentali, riuscirà, a lungo termine, a preservare la nostra nazione da azioni violente poste in essere da gruppi, cellule o singoli terroristi?

R.“Non so se questo patto riuscirà a preservare l’Italia da atti violenti o attentati. Sicuramente, diventa ogni giorno più difficile controllare la presenza dell’Islam in Italia soprattutto in ragione del flusso di immigrati che continua ad arrivare nel nostro Paese. Inoltre, i patti non durano in eterno. L’Italia deve ancora fare i conti con le seconde generazioni, che in Paesi come Francia e Germania sono presenti. Purtroppo, la posizione da sempre filo araba del nostro Paese non aiuta. Lascia ampi spazi di manovra all’Islam che é intenzionato a sottomettere l’Occidente. Questa ipotesi, che peraltro è stata già ampiamente predetta da Oriana Fallaci, é sempre sta ignorata volutamente. Gli interessi economici sono largamente più influenti e quindi l’Italia e l’Europa saranno destinata a soccombere sotto i colpi di un culto ossessivo e distorto che nega ogni diritto a chi la pensa in modo diverso”.  

5) Una donna occidentale che parla di Islam: per i fedeli del Corano quasi una bestemmia. Critiche, derisioni e minacce, come affronta queste criticità?

R.“Le critiche o le minacce che arrivano dal mondo musulmano non mi preoccupano e in qualche modo le ritengo naturali. Quello che mi colpisce, invece, é l’atteggiamento che arriva da alcuni italiani. Mi riferisco a politici, analisti (o presunti tali), colleghi, etc, che mi criticano senza (a volte) conoscere l’argomento. Poi ci sono quegli analisti (o presunti tali), ad esempio, che non hanno mai fatto due passi a Centocelle. Che magari non hanno mai parlato con un imam di periferia. Ma dalle poltrone dei loro confortevoli studi scrivono trattati sull’Islam. Ecco, di questa gente mi sorprendo. E proprio in questi ambienti pago lo scotto di essere donna, forse più che nel confronto con i musulmani”. 

6) Immigrazione e terrorismo: ci può esplicitare ulteriormente il suo parere riguardo il legame tra i flussi migratori clandestini e i miliziani jihadisti, negato fortemente da “buonisti e radical chic?”

R.“Il legame tra flussi di immigrati e jihadisti é ormai una realtà certificata anche da numerose inchieste giudiziarie, oltre che dai nostri servizi segreti. Detto questo é necessario ricordare che l’immigrazione é il cavallo di Troia attraverso il quale l’Islam si diffonde in Occidente. Da anni ormai, i flussi migratori rappresentano la volontà di colonizzare i territori degli “infedeli” in un’ottica di dominio assoluto. Qualche esempio é già possibile individuarlo in paesi europei dove la presenza islamica é maggiore a causa di una migrazione che ha una storia decisamente più lunga che in Italia. Accettare sul nostro territorio persone senza nome e senza identità (se non quella fornita al momento dello sbarco e quindi poco attendibile), trasferisce a casa nostra ogni cosa. Ma questo é un aspetto che forse non interessa certa parte politica che continua ad assecondare un esodo di massa che difficilmente porterà qualcosa di buono. Ma non solo. La parte più preoccupante riguarda la presenza di foreign fighters che arrivano dai territori occupati dall’Isis e che potrebbero mettere in campo azioni violente. Nonostante gli sforzi delle forze di polizia e dell’intelligence, il vero nodo é la volontà politica che ancora non comprende (o non vuole comprendere) il rischio che corriamo. Del resto, i musulmani in primis dovrebbero essere consapevoli di avere al loro interno un problema: il fondamentalismo islamico. Quindi, l’Islam non può essere trattato come tutte le altre religioni”. 

7) Il modello di difesa israeliano rappresenta un baluardo contro il dilagare della jihad all’interno dei confini dello Stato ebraico. Secondo lei è un modello proponibile in Europa e, nello specifico, nel nostro paese?

R.“Penso proprio di no. La cultura della sicurezza non fa parte della nostra società, imbrigliata tra diritti costituzionali, ideologie globaliste e interessi economici con i paesi arabi. Fino a quando non comprenderemo che il diritto alla fede dei musulmani finisce dove inizia la nostra libertà, saremo destinati a soccombere”. 

  • Si parla spesso di “percezione della sicurezza”, di “sicurezza partecipata”, ma il terrorismo jihadista rimane una minaccia sempre attuale per l’Occidente. Quali misure opportune l’Europa dovrebbe intraprendere? Inoltre, quale ruolo ha o potrebbe avere l’Italia, considerata la sua posizione geografica cruciale-strategica, sulla sponda del sud-Mediterraneo?
  • R- L’Italia dovrebbe, in questo momento, avere un ruolo egemone in Libia. Lì, secondo le indicazioni di intelligence europea, il terrorismo di matrice islamista si sta riorganizzando. Lo confermano i bombardamenti Usa degli ultimi giorni. L’Europa dovrebbe supportare l’Italia in questo ruolo. Ma siamo un Paese politicamente debole, con una classe politica scadente (mi assumo la piena responsabilità di questa affermazione) che non é in grado di farsi rispettare, e magari ha anche qualche interesse a non farlo. Il continente europeo é già pesantemente infiltrato dagli jihadisti, ma le istituzioni, invece che combattere il terrorismo (lo fanno solo a parole), coccolano l’Islam di Stato.
  • In ambito delle politiche EU nella lotta al terrorismo, gli Stati membri si ritrovano spesso d’accordo sui concetti, ma distanti nella realizzazione degli stessi. Temono forse di perdere quell’equilibrio necessario di cui una nazione ha bisogno per tutelare e salvaguardare le proprie infrastrutture, interessi industriali, militari e soprattutto economici?
  • R- L’Europa, in generale, é composta da Stati che pensano solo ai propri interessi personali. E’ chiaro che i rapporti con Paesi “a rischio” vengono calibrati non in base ai temi della sicurezza o al rispetto dei diritti umani, bensì in termini economici. E poco importa se quegli Stati aderiscono o meno alle convenzioni internazionali, il Dio denaro ha sempre la meglio. Lo stesso discorso, a mio giudizio, vale per la Cina, dove la libertà delle persone é quotidianamente messa in discussione (per usare un blando eufemismo), ma  il Paese é un partner commerciale importante (al netto della guerra dei dazi di Trump). 

Pertanto, quale politica estera non ancora attuata potrebbe essere utile e lungimirante in questo preciso momento storico?

R-Intanto l’Italia dovrebbe avere una politica estera. Poi, una volta tracciate le linee d’azione, lavorare per farle diventare realtà. In primis sarebbe necessario alzare la testa e farsi rispettare, in ogni sede. In seguito si può discutere di altro.

FINE PRIMA PARTE

Intervista a Francesca Musacchio. giornalista ed autrice
del libro: “LA TRATTATIVA STATO ISLAM”.