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Servizi Segreti: Speciale Stay Behind… (3° puntata)

di    ANTONIO SANVITI

 

Altare della Patria...

Altare della Patria…

 

Sono cioè stati ritenuti idonei ed affidabili per essere inquadrati in una Unità Militare Speciale mista, cioè costituita da personale militare e da personale civile, che sarebbe dovuta entrare in attività soltanto ed esclusivamente nella malaugurata evenienza di una occupazione dell’Italia da parte di eserciti stranieri.

     L’arruolamento di detto “Personale Civile Volontario” veniva concretizzato con l’apposizione della firma, da parte di ciascun Civile, su di un documento che conteneva, anche, la seguente precisazione :

     L’organizzazione militare speciale, dipendente dallo Stato Maggiore della Difesa, si collega, sul piano NATO, a quelle di altri Paesi e si prefigge lo scopo di assicurare alle Autorità Nazionali il controllo ed il collegamento con quei territori e quelle popolazioni che dovessero, in caso di deprecabili circostanze, subire l’occupazione da parte di potenze o eserciti stranieri”.

     E’ innegabile che, in questa circostanza, detto Stato Maggiore rappresentava la Patria e l’arruolamento del “Personale Civile” ha costituito un volontario adempimento di un dovere costituzionale  (Artt. 52 e 54 della Costituzione) la cui  importanza patriottica è fin troppo evidente e di indiscutibile ed elevato valore morale, altro che la prova della costituzione di una “banda armata”.

     Come pure è innegabile che questo “particolare” arruolamento sia stato effettuato seguendo procedure vincolate dall’impegno reciproco della più assoluta riservatezza. A dimostrazione di ciò rammento e preciso che, in testa al documento di cui sopra sottoscritto da ogni civile arruolato, la prima parola era : “SEGRETISSIMO” e conteneva inoltre anche le seguenti ulteriori precisazioni :

        . . . . . . . . “Sono perciò consapevole che, ove mancassi deliberatamente al rispetto dell’impegno del segreto militare, incorrerei nelle sanzioni previste dalla Difesa dello Stato;

        . . . . . . . .L’organizzazione militare speciale,da parte sua, porrà in atto il più rigido sistema di sicurezza per la difesa del segreto e per la tutela delle persone organizzate, assicurando a queste ultime assiduo appoggio e tempestiva protezione . . . .“.

     Consapevoli delle rischiosissime conseguenze a cui i “Civili” andavano incontro, ma anche convinti di adempiere ad un preciso dovere di cittadini italiani, incondizionatamente e con profondo convincimento e dopo avere avuto assolute rassicurazioni soprattutto sull’inviolabilità dei loro fascicoli personali oltre che sulla legittimità della organizzazione militare segreta (più nota con il nome di “Gladio”) in cui sarebbero stati inquadrati a titolo assolutamente gratuito, tutti i 622 civili hanno dato la loro adesione al loro reclutamento.

     Ad arruolamento effettuato, il “Personale Civile Volontario” ha seguìto i corsi di istruzione, in ragione della scelta effettuata da ogni singolo arruolato (radiocomunicazione, sabotaggio, informazione, propaganda, disinformazione, controinformazione, esfiltrazione, etcc…), tenuti da personale militare specializzato.

     Per mantenere un ottimo grado di efficienza, i civili venivano impiegati in frequentissime esercitazioni pratiche segrete che venivano effettuate nei territori di residenza degli stessi.

     Durante i corsi di istruzione e/o di esercitazione, il “Personale Civile” prestava regolare servizio militare, identico a quello prestato dal collegato personale militare, ed era a totale carico dello Stato Maggiore della Difesa per quanto riguardava il vitto, il vestiario, l’alloggio, i materiali, le attrezzature, i mezzi di trasporto e, in caso di infortunio, l’assistenza medica ed ospedaliera.

     Le esercitazioni, diurne e notturne, correlate con i corsi di istruzione si svolgevano all’interno del centro di addestramento che era dotato di un’ampia area pertinenziale destinata a tale scopo.  Infatti, nello spazio di una modesta ma idonea insenatura, trovavano sistemazione una pista per elicotteri, un piccolo aeroporto per aerei leggeri, un porticciolo ben attrezzato, un poligono di tiro, oltre ad un’area di pertinenza molto ampia in cui erano sistemati dei manufatti che simulavano obiettivi da sabotare ed altre strutture sparse che facilitavano l’apprendimento e la indelebile memorizzazione di quanto ci veniva insegnato in aula.

     Per quanto riguarda le esercitazioni sul territorio di residenza, che comportavano reali rischi di incolumità personale o di altro tipo (esercitazioni notturne per prelievo, trasporto e consegna di “materiale umano” in esfiltrazione e/o infiltrazione; attraversamento per recupero di materiale lanciato di notte da aereo; spostamenti notturni di gruppi numerosi in proprietà private; simulazione di sabotaggi a ponti stradali e ferroviari, a sottostazioni elettriche, a ferrovie, a tralicci, a condotte di acqua, di carburanti, di combustibili, a stazioni radio, a ripetitori e ad antenne di trasmissione, etcc..), il “Personale Civile” poteva essere fermato da forze dell’ordine (di solito i carabinieri) chiamate da privati cittadini allarmati dalla presenza di “strani e numerosi” individui sospetti.  All’avvicinarsi di auto sospette, il “gruppo” doveva velocemente defilarsi senza farsi intercettare ed il responsabile doveva controllare che nessuno fosse fermato. Qualche volta poteva capitare che le forze dell’ordine, convinte di avere a che fare con dei furfanti, agissero con professionalità e fermassero tutto il gruppo che magari aveva cercato riparo dalle intemperie in un fienile, in una baita o sotto un ponte.  In questo caso, il responsabile del gruppo, se proprio non riusciva ad essere convincente nel sostenere che si trattava di un gruppo innocuo  di amici un po’ allegri e stravaganti, tutti documentalmente e regolarmente identificabili, era costretto a mostrare uno speciale “passe-partout” che consentiva al gruppo di uscire indenne dall’imbarazzante situazione. Immancabilmente, il comandante delle forze dell’ordine intervenute, appurato che si trattava di persone appartenenti alle Forze Armate, ci presentava le scuse di circostanza e riceveva, da tutto il “gruppo”, le meritate congratulazioni tendenti a sottolineare la circostanza che loro successo significava una nostra sconfitta.