Servizi Segreti: “Intelligence & Politica” (?)

4 Luglio, 2014

Presentato alla FNSI (Federazione Nazionale della Stampa Italiana Sindacato). il libro ‘The History of C.I.A.’ di Antonella Colonna Vilasi

The truth shall you make free

Non esiste una buona Intelligence senza una buona politica. E, inoltre, non esistono Servizi deviati e/o paralleli: in ballo c’e’ sempre l’interesse nazionale, di quel Paese e in quel momento storico”. Lo ha detto Antonella Colonna Vilasi in occasione della presentazione del volume in lingua inglese ‘The History of C.I.A.’, la cui versione italiana arriverà a luglio.

Diverse le chiose che hanno scatenato il dibattito, non ultime quelle del dott. Ferdinando Imposimato, co-relatore insieme con il presidente della Fnsi Giovanni Rossi, che ha evocato carte della requisitoria portata avanti dal giudice Alessandrini sulla strage di Piazza Fontana: “Negli Anni ’50 la C.i.a. aveva un budget annuo di ben 500 milioni di dollari… La Cia non e’ guidata bensì guida il Governo americano. Il mio amico Gerardo D’Ambrosio (ex-magistrato e senatore scomparso da poco – N.d.R.) mi ha fornito documenti interessanti, difficile ignorare chi stia dietro certi destini… a volte anche dietro le stragi di Stato. E poi c’e’ questa sigla – A.D.A. – che ancora non capisco!”.

A cosa serva la C.i.a. lo ha invece spiegato l’Autrice. A base di tutto “L’interesse nazionale. Accade oggi ciò che accadde ieri. Nel libro cito, fra gli altri, il caso dell’Iran e dell’Operazione Aiax, nel 1953, quando Mossadeq venne abbattuto da un’operazione anglo-americana che mise al potere lo Scià. All’epoca in Iran operava la Anglo-Iranian Company, multinazionale del petrolio. Nulla mai si muove per etica, tutto invece per interesse”.

Analista e docente di Intelligence, e’ alle fonti che Colonna Vilasi si rivolge per i suoi lavori storico e d’indagine. “Molto e’ secretato. Sappiamo però che sul fronte nordafricano – Libia, Tunisia, Marocco, Egitto – e anche in Siria sia presente l’azione dei Servizi britannici, impegnati nell’Operazione Contest. Cosa facciano esattamente nessuno lo sa”.

Acutissima la riflessione di Rossi. “Come accadde in Iran, non sempre le azioni decise dai Servizi coincidono con lo sviluppo della democrazia. Il libro narra altresì di episodi rimossi dalla nostra memoria storica nazionale e ci rammenta come, ad esempio, vi sia stata quell’influenza capace di dar vita a sindacati diversi dalla Cgil; Uil e Cisl nacquero infatti per intervento e finanziamento d’oltre Atlantico”.

Antonella Vilasi English

 

 

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Affaritaliani.it ha intervistato l’autrice.

di Lorenzo Lamperti

twitter@LorenzoLamperti

Il libro di Antonella Colonna Vilasi – THE HISTORY OF THE CENTRAL INTELLIGENCE AGENCY – svela molti retroscena mai letti prima. Dal declino della Cia a favore dell’Nsa agli avvertimenti ignorati prima dell’attacco dell’11 settembre. E sul ruolo degli Usa contro il Pci…Affaritaliani.it ha intervistato l’autrice.

THE HISTORY OF THE CENTRAL INTELLIGENCE AGENCYIl libro di Antonella Colonna Vilasi (edizioni Author House) è un’appassionante affresco della storia della Cia sin dalla sua fondazione nel 1947 fino ai giorni nostri. Dalla firma del National Security Act del presidente Truman fino al Patriot Act, dalla crisi cubana all’attentato dell’11 settembre. Ecco che cos’è e come opera l’agenzia di intelligence più conosciuta (e più temuta) del mondo.

Antonella Colonna Vilasi, scrittrice e docente, è presidente del Centro Studi sull’Intelligence – UNI. È stata la prima autrice europea ad aver pubblicato una trilogia sui temi dell’intelligence. Collabora con numerose riviste scientifiche, con articoli su Intelligence e Sicurezza. Insegna intelligence in numerose Agenzie ed Università.

Nell’introduzione al suo libro “The History of the Central Intelligence Agency” lei scrive che la Cia ha principi solidi ma vengono raramente osservati. Quali sono questi principi e perché non vengono osservati?

La Cia è strutturata, come tutte le agenzie di intelligence, come organismo che si occupa della tutela della sicurezza nazionale. Tutti i comportamenti, operazioni speciali e non speciali, sono riferibili alla politica del momento. La mia non era una polemica ma semplicemente volevo mettere in evidenza che l’intelligence risponde sempre alla decisione finale che negli Stati Uniti spetta al Presidente che insieme al suo staff decide la politica estera e interna. Le esigenze e i comportamenti dunque mutano a seconda delle cordate politiche o del momento storico.

Quali sono i rapporti di potere tra intelligence e politica? E’ sempre la politica che detta la linea o a volte l’intelligence può sopravanzarla?

Dipende dai momenti storici. Ci sono state volte in cui la Cia ha avuto più appeal presso i decisori finali, altre volte meno. Ogni giorno la Cia invia un report dettagliato al presidente Obama e dunque decide ogni giorno cosa mettere tra le priorità sul suo tavolino. Talvolta il presidente e il suo staff ascoltano di più la Cia, altre volte meno. Ci sono presidenti che parlano direttamente con direttori della Cia, altri parlano solo con il loro staff.

E’ mai capitato che un presidente fosse succube dell’intelligence?

Sì certo è successo. Ma ci sono stati anche momenti in cui le segnalazioni dell’intelligence sono caduti nel vuoto. Facciamo l’esempio dell’11 settembre. Molte segnalazioni erano arrivate nei mesi precedenti su possibilità di attentati sul suolo americano. Due capocentri Fbi di due capitali di Stato americani avevano segnalato al Pentagono, alla Cia e al presidente di quel momento che giovanotti ben istruiti con passaporto saudita si stavano addestrando negli Stati Uniti tralasciando però l’ultimo passo del corso, quello dell’atterraggio. Un elemento che li aveva fatti insospettire. Ma in quel momento il direttore della Cia ignorò le segnalazioni dell’Fbi e di altre agenzie.

E con Obama quali sono i rapporti?

Dopo l’attentato dell’11 settembre gran parte del budget del governo americano per l’intelligence viene destinato alla National Security Agency (Nsa), che è una delle 17 agenzie di intelligence americane, nata nel 1952 con l’intento istituzionale di decriptare le conversazioni telefoniche e digitali per la tutela della sicurezza nazionale. Dopo il Patriot Act la Cia ha visto stornare molto del proprio budget sulla Nsa. La Cia è l’agenzia di intelligence più conosciuta ma oggi quella che ha più potere è forse l’Nsa.

Si dice spesso che la Cia ha avuto una forte influenza in tanti eventi del dopoguerra italiano. E’ davvero così?

Indubbiamente all’indomani di Yalta gli equilibri internazionali sono cambiati. Gli Stati Uniti temevano un’ondata comunista in Europa e in particolare in Italia che aveva un Partito Comunista molto forte. La Cia lanciò la cosiddetta operazione di “demagnetizzazione” per scongiurare il pericolo comunista in Italia. L’Italia non poteva saltare dall’altra parte del Muro.

In queste operazioni la Cia ha mai oltrepassato la legge?

Ha operato un’attività clandestina per rafforzare il blocco occidentale e scongiurare il pericolo comunista. Tra il ’51 e il ’53 gli Usa hanno redatto un’azione anticomunista in Italia e in Francia. L’obiettivo era creare una guerra psicologica con una forte propaganda e disinformazione.

Tanti film e libri hanno alimentato l’immagine della Cia come di un potere occulto con un ruolo primario in tanti complotti e delitti. E’ un’immagine veritiera?

L’intelligence ha avuto un ruolo in molte operazioni soprattutto estere. La Cia si occupa della sicurezza nazionale in territorio estero, l’Fbi invece sul suolo americano. L’Fbi ha invece avuto più peso in alcune operazioni effettuate sul territorio americano. Ha avuto cointeressamenti in episodi e fatti della politica americana.

Come per esempio nell’omicidio Kennedy?

Su questo argomento si possono fare solo speculazioni visto che è un caso dibattuto ancora oggi. Quello che si può dire è cheFbi e Cia hanno sempre operato nell’interesse politico del momento. D’altra parte in Italia è stata scoperta l’esistenza di un’organizzazione che operava a uso e consumo della Democrazia Cristiana, cioè l’Anello. Si dice che a capo dell’Anello ci fosse Andreotti, come ha detto Licio Gelli in una recente intervista. La politica spesso usa l’operato delle proprie strutture di sicurezza per tutelare i propri interessi. L’intelligence è l’espressione della tutela della sicurezza nazionale con un indirizzo politico. Non c’è una buona intelligence senza una buona politica.

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